Accam e Malpensa, Rosa: «ascoltiamo i cittadini»

Terza pista e inceneritore: per salvare il territorio è necessario il dialogo con le parti sociali. Il sindaco di Busto interviene in un incontro pubblico

«La questione ambientale è importante e va al di là di qualsiasi posizionamento politico o partitico: Accam e Malpensa sono due facce di uno stesso grande problema che si deve risolvere ascoltando le esigenze dei cittadini», così ha spiegato il sindaco di Busto Arsizio, Luigi Rosa, in occasione del dibattito sul degrado ambientale organizzato da Comunità Giovanile, presso la Colonia Elioterapica.

«Finora – ha continuato Rosa – il problema è stato principalmente di metodo: la voce dei cittadini è stata ascoltata con sufficienza e ciò è stato un errore. La politica del territorio è, invece, un caposaldo che non si fa sulle teste dei cittadini, ma dialogando con loro: porsi oggi questi problemi significa trovare le soluzioni per il futuro. Corro il rischio di essere accusato di populismo, ma l’obiettivo principale di questa amministrazione è quello di tornare a dialogare con la città in tutte le sue espressioni».

Questo il commento del primo cittadino durante il dibattito su Accam e Malpensa, provocatoriamente intitolato Troppe caz..te volano sui cieli di Busto. Un dibattito intenso che ha visto alternarsi molti relatori ma con un unico filo conduttore: il disastro ambientale che grava su Busto Arsizio e su tutta la zona compresa tra Malpensa e Accam. Imputati principali la terza pista progettata per l’aeroporto internazionale e la gestione fallimentare dell’inceneritore di Borsano.

«Siamo di fronte ad un grande imbroglio – ha detto Giovanni Martina, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista. Malpensa era stata progettata per un traffico di 12 milioni di passeggeri: in realtà, oggi, il traffico è di almeno 19 milioni di persone, con tutte le conseguenze del caso. La valutazione di impatto ambientale non è stata fatta e ciò ha portato ad una situazione di illegalità. L’idea di una terza pista provocherebbe danni irreparabili a tutta l’area del Ticino, a Tornavento e anche a Busto: tutte le nuove infrastrutture che si costruiranno per supportare le attività di un Hub allargato passerebbero, infatti, per la città che è già una delle più inquinate d’Italia». A Martina ha fatto eco Emilio Magni, rappresentante di Legambiente: «A Malpensa un hub non ci può stare a meno che non si eliminino interi paesi. Abbiamo già fatto ricorso alla Comunità Europea perché non sono state rispettate le primarie norme di sicurezza ambientale. Vigileremo perché si eviti un disastro maggiore di quello che già esiste».

Cupe considerazioni anche su Accam, al di là delle recenti vicende giudiziarie. Alessandro Barbaglia, portavoce del Comitato ecologico inceneritore ed Ambiente di Borsano, si è espresso con queste parole: «Occorre una concreta capacità progettuale, sin da oggi, per disegnare un futuro accettabile per la struttura e per la sicurezza ambientale. Accam è nato negli anni Settanta contro la volontà della gente, distruggendo il polmone verde di Borsano; prezzo, forse, della possibile istituzione di una nuova provincia. Solo nel 1993 si è verificato come per ben 17 volte abbia superato i parametri di riferimento per l’emissione di sostanze cancerogene come mercurio e diossina. Nonostante ciò e senza che si sia fatta la dovuta chiarezza, l’impianto è stato quadruplicato tra 1995 e 1996: il rifiuto, infatti, è un grande business. Una gestione fallimentare ha portato a incidenti continui e situazioni paradossali: nel 2000, infatti, tutto l’impianto è stato modificato ma, solo quattro anni dopo, entrambi i forni sono saltati. Accam non fa rumore ma provoca disastri enormi su un territorio ampio: è necessario più che mai procedere ad una nuova regolamentazione dell’impianto con una programmazione ben definita. La convenzione, approvata dal Consiglio Comunale di Busto Arsizio, per la gestione dell’impianto è il primo passo di una strada ancora lunga».

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Pubblicato il 13 Luglio 2005
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