Dopo la tragedia, poca verità

Un'altra testimonianza di un lettore rientrato con la famiglia dai luoghi di "vacanza" colpiti dalla follia del terrorismo

Ho letto la lettera di Daniele, sono anch’io un “reduce” dalle “ferie” a Naama Bay. Sono rientrato a Pisa martedì 26 luglio dopo che ero partito il 19 luglio. Ero con mia moglie e  i miei due bambini piccoli e pensavamo di andare in quel paradiso terrestre che è tuttora il Sinai, alla ricerca del pesce pagliaccio negli splendidi fondali marini. Invece la tragedia ci ha colpito, purtroppo, molto da vicino, essendo accasato all’Hotel Naama Bay. In noi forse e per fortuna sono rimaste solo ferite morali e brutti ricordi visivi, oltre all’enorme tristezza espressa da Daniele e da me ovviamente condivisa.

Ma la rabbia e la desolazione che mi ha spinto a scrivere è per come i mass media italiani e i politici, di fronte ad una tragedia, hanno fornito totali inesattezze e nessuna voglia di contribuire per quanto si possa alla ricerca della verità quanto meno nella cronaca dei fatti.

Non è vero che Naama e Sharm sono battute da elicotteri quotidianamente, non è assolutamente vero che molti italiani sono rientrati anticipatamente, ma solo qualcuno, in quanto la maggior parte ha dovuto aspettare la fine della “vacanza” per dover rientrare, mentre arabi e israeliani hanno fatto rientro la sera stessa. In albergo con me c’era un pilota dell’aereonautica militare in ”ferie” e neanche lui è riuscito ottenere la gentile concessione di rientrare.

Della bomba esplosa a 50 metri di fronte all’Hard Rock caffè poche menzioni (non faceva notizia: i morti erano troppo pochi?), del fallimento di questo tentativo nessuna menzione. Dei Charter che non ci venivano inviati niente. Della presunta fuga del “kamikaze” niente. Nessun tentativo di ricostruzione. Della manifestazione di cui parla Daniele, molto toccante, nessuna immagine, e le immagini sarebbero state molto significative per tutto il mondo islamico e non. Nessun contributo, nessuna Verità. Questo insegna il giornalismo di oggi?

Altro motivo di stupore sono state le parole del leader di Rifondazione Fausto Bertinotti, che di fronte ad una tragedia ha rilasciato dichiarazioni senza senso, come se fosse estrapolato dalla realtà e vivesse su un’isola deserta. Nel giorno della tragedia parlava di Stato di Diritto. Grazie Signor Bertinotti, ma in quel momento a Naama del suo Stato di Diritto non fregava nulla.

 

Quando ci colpiscono queste tragedie sarebbe meglio pensare ai morti ed al cordoglio per i loro famigliari e non  ad utilizzare l’evento per avanzare la propria propaganda politica, che in questi momenti non serve a nessuno. In questi frangenti il SILENZIO forse è quanto di meglio ci possa essere. I molti turisti spaventati che civilmente hanno aspettato il turno per essere richiamati in patria andavano forse RISPETTATI DI PIU’, altro che stato di DIRITTO.
Serviva uno STATO, con tanti voli CHARTER.

Mauro Satta

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Pubblicato il 28 Luglio 2005
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