Google crea la biblioteca digitale universale
I francesi temono il “colonialismo culturale americano” e chiedono provvedimenti a Bruxelles. La nuova Alexandria d'Egitto divide scettici ed entusiasti
Lo scorso dicembre Google, il più utilizzato motore di ricerca on line, annunciava al mondo intero il suo nuovo e immenso progetto: la biblioteca universale digitale. Il sogno di trovare in un unico luogo, anche se virtuale, tutto lo scibile umano ha da sempre stuzzicato gli uomini. Oggi grazie alla rete, due di loro, Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google, stanno cercando di realizzare questa chimera e sono già partiti gli accordi con le principali biblioteche americane. 150 milioni di euro è la spesa prevista per realizzare in un decennio la prima biblioteca a portata del mondo intero “via mouse”.
Nulla di nuovo se si considera che l’idea era già venuta nel 1994 alla Library of Congress. La Biblioteca nazionale americana, considerata la più importante del pianeta, è riuscita in 6 anni a rendere “pubblici” circa 5 milioni di libri (o meglio parti di essi) tra i quali alcune “chicche” storiche come il discorso di insediamento di George Washington: i 18 milioni di visitatori che ogni mese visitano il sito confermano il successo dell’operazione.
La biblioteca universale “made in Google” ha fatto però gridare al “colonialismo culturale” soprattutto i francesi. Sono proprio i discendenti di Diderot e d’Alembert, autori alla fine del ‘700 della prima enciclopedia, a fare la voce grossa. Dalla Biblioteca nazionale francese (BNF) Jean-Noël Jeanneney, direttore e storico, mette in guardia l’Europa contro quello che definisce « Il rischio di schiacciante dominazione americana nel definire cosa il mondo debba essere per le nuove generazioni». Va infatti sottolineato che tutto il materiale che Google vuole digitalizzare proviene da università e biblioteche anglofone ed è quindi comprensibile l’allarme europeo. Jeanneney non vuole bloccare Google, ma spinge perchè anche il “vecchio continente” realizzi la propria biblioteca universale. Dalla California non sono ancora arrivate repliche a Jeanneney considerato anche il silenzio delle istituzioni europee. Gli unici chiarimenti riguardano la salvaguardia della proprietà intellettuale sulle opere “digitalizzate”: attualmente Google sta archiviando solo le opere i cui diritti sono “scaduti” o quelle esplicitamente create per la “pubblica diffusione”.
Gli entusiasti vedono nella “Googleteca” un mezzo capace di riavvicinare le nuove generazioni alla lettura e quindi anche alle “vere” biblioteche. C’è però anche chi spinge la fantasia talmente oltre da arrivare a paventare la scomparsa delle biblioteche “tradizionali” piene di scaffali e archivi. A questi rispondiamo con la una battuta che condividiamo in pieno: «la biblioteca virtuale sta alla biblioteca reale come il sesso virtuale sta al sesso reale» quindi niente paura, le biblioteche non spariranno.
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