La magica notte del Bernabeu compie ventitré anni

L'11 luglio del 1982 l'Italia del calcio si laureava per la terza volta campione del mondo

Chi c’era, anche chi aveva pochi anni, non si dimenticherà mai quella notte. Undici luglio 1982, stadio Santiago Bernabeu di Madrid: la nazionale di calcio guidata da Enzo Bearzot e capitanata da Dino Zoff si impone con un 3-1 senza storia sulla Germania Ovest e conquista per la terza volta il titolo iridato, a 44 anni di distanza dalla vittoria di Parigi.

Sono i mondiali di Paolo Rossi, da allora per tutti "Pablito", del presidente Pertini che vola a Madrid per la finale, esulta in tribuna d’onore e viaggia sull’aereo dei campioni dando vita alla partita di carte più celebre d’Italia insieme a Bearzot, Zoff e Causio. Sono i mondiali di Gentile (ex del Varese come Marini) che annulla con le cattive un giovane talentuoso di nome Maradona, i mondiali dell’urlo di Marco Tardelli e della vittoria su un brasile terrificante che schierava fenomeni del calibro di Falcao, Socrates, Zico, Edinho ed Eder.

Un campionato partito a stento, con l’Italia che si qualifica dopo tre pareggi incolori con Polonia, Camerun e Perù e che si presenta al girone dei quarti con il ruolo di vittima sacrificale: di fronte trova Brasile ed Argentina. La "celeste" è la prima a cadere con le reti di Tardelli e Cabrini cui replica solo Passarella all’84. Con i verdeoro, che hanno demolito Maradona e soci, sboccia la favola di Rossi (foto): azzurri due volte avanti con il bomber della Juve e raggiunto prima da Socrates, poi da Falcao. Ma Rossi non ci sta e porta a termine la missione insieme a Zoff: al 75′ il centravanti infila Valdir Peres per la terza volta, al 90′ il portierone – l’unico a parlare dopo la decisione di entrare in silenzio stampa – blocca sulla linea il tentativo estremo di Socrates.

L’Italia non si ferma più: la Polonia priva dello squalificato Boniek è trafitta 2-0 con doppietta di Pablito, la Germania – giunta i finale dopo i drammatici rigori contro la Francia di "le roi" Platini – resiste solo 45′. Nel primo tempo c’é il brivido dell’errore dal dischetto di Cabrini ma nella ripresa non c’é storia: prima segna Rossi, poi Tardelli che concretizzano il lavoro di altri due pilastri di quella Nazionale, Conti e Scirea. La Germania è in ginocchio, Rumenigge non gira, Littbarski trova poca collaborazione, Hansi Muller è solo un omonimo del grande Gerd. I tedeschi ci provano anche con il centravanti di scorta, Hrubesch, fisico da camionista, irruenza da ariete. Gli azzurri non hanno paura e colpiscono ancora con il giovane Altobelli, subentrato a Ciccio Graziani. Tre minuti dopo segna il barbuto Breitner: troppo tardi. Nando Martellini ha in bocca il triplice grido: «Campioni del mondo» che lo renderà immortale. Tutta Italia scende in strada a festeggiare, Zoff per una volta può sorridere: con i suoi compagni ha scritto una delle più belle pagine dello sport azzurro.

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Pubblicato il 11 Luglio 2005
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