Moschea, preghiera blindata per i fedeli
Transennata dalle forze dell’ordine la via Peschiera dove si sono dati appuntamento poco meno di un centinaio di musulmani
Via Peschiera blindata per la preghiera del venerdì. La moschea di Gallarate, chiusa nei giorni scorsi su ordine del comune, è stata raggiunta nella tarda mattinata da quasi un centinaio di musulmani, che si sono dati appuntamento all’esterno della struttura per la consueta preghiera del venerdì. I fedeli, tutti uomini, si sono posizionati nel lato nord-ovest della struttura, e, rivolti verso sud-est – la direzione della Mecca – si sono preparati a celebrare il rito islamico. «Abbiamo detto ai fratelli di venire in pochi per non creare problemi e così è stato. Ma alla manifestazione di domani ci auguriamo vi sia una partecipazione importante», ha detto Sayaih M’hammed dell’Anolf di Varese riferendosi al presidio di pace e solidarietà previsto per le 16.30 di domani, sabato 16 luglio, di fronte al Municipio di Gallarate.
Via Peschiera è stata transennata da cordoni di Polizia e Carabinieri che hanno bloccato i due accessi alla via; erano presenti sul posto il vicequestore Broggini ed il capitano dei Carabinieri D’Amato. Gli agenti delle forze dell’ordine hanno assistito a distanza alla cerimonia, permettendo il passaggio a residenti, fedeli e operatori dell’informazione ma solo dopo attenti controlli, in particolare su borse e zaini. Alcuni residenti presenti alla cerimonia hanno commentato di non aver mai avuto fastidi particolari per la presenza della moschea, e che comunque, se anche questa risulta impraticabile, è giusto trovare una soluzione che permetta ai fedeli musulmani di avere un posto in cui pregare. Adogni modo, le forze dell’ordine saranno tenute a segnalare alla magistratura l’occupazione di suolo pubblico compiuta dai fedeli islamici.
A dispetto della tensione determinata dall’invadente presenza di telecamere, taccuini e forze dell’ordine, la preghiera si è svolta in modo molto tranquillo. "Allah-u-akbar", "Dio è il più grande", l’antica professione di fede islamica che è risuonata per la via Peschiera. Nella
preghiera è stato messo in luce come ci si debba sottomettere alla
volontà di Dio ("Islam" vuol dire proprio "sottomissione", e "Muslim", musulmano, sottomesso, ndr), «che ha messo alla prova i suoi Profeti in circostanze ben più dure di questa» come ha spiegato Samir Baroudi, portavoce della comunità islamica. «L’Islam è religione di pace e amore; agendo come ha fatto il Sindaco si penalizza chi contribuisce con il proprio lavoro al benessere di questo nostro Paese». Parole come pietre quelle dedicate da Baroudi alla chiusura della moschea: «L’Italia è al centro del Mediterraneo, vicina al mondo arabo e da esso quasi circondata; assumere atteggiamenti come quello che ha portato alla chiusura di questa moschea è dichiarare guerra a un quarto dell’umanità, che è di fede islamica, gettando benzina sul fuoco del terrorismo. La chiusura di questo centro è un atto criminale, anche in Bosnia si era cominciato così, chiudendo le moschee una ad una». La successiva dichiarazione di Baroudi, con la condanna senza appello degli attentati di Londra, non spegne l’impressione destata dalle sue parole.
L’avvocatessa Tatiana Bruna Ruperto (foto), legale della comunità islamica, ha ribadito che contesterà al Sindaco l’illegittimità della sua ordinanza di chiusura della moschea per il mancato rispetto delle normative di sicurezza. «Come, prima afferma che devono esser fatti dei lavori, poi mette i sigilli che impediranno di svolgerli? È una contraddizione in termini. Noi chiederemo che i sigilli vengano tolti per poter svolgere i lavori necessari a rimettere a norma la struttura. Chiederemo anche, però, che si trovi un centro sostitutivo dove nel frattempo i musulmani possano pregare. In ogni caso anche la Corte di Cassazione riconosce che i luoghi di culto fanno caso a sè». Per l’Anolf, Sayaih M’hammed ha espresso la condanna più forte del terrorismo da parte degli immigrati: «Noi vogliamo difendere la patria italiana in cui viviamo». Il presidente di Anolf, Thierry Dieng, ha espresso invece la solidarietà di tutti gli immigrati ai fratelli musulmani.
Il vicesindaco di Gallarate Paolo Caravati, presente in via Peschiera, ha accolto freddamente le parole di Baroudi: «Non può essere criminale un atto amministrativo che ha avuto il consenso di Asl, Vigili del Fuoco e ufficio tecnico del Comune. La struttura è inadeguata, punto».
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