Penati: «Unione più liste civiche. Così riconquisteremo Milano»
Un faccia a faccia tra il presidente della Provincia di Milano e Raffaele Cattaneo, braccio destro di Formigoni, intervenuti alla Festa dell'Unità
«L’Unione più le liste civiche, questo è il modo per riconquistare Milano». Filippo Penati lo dice ad alta voce alla fine dell’incontro "Passaggio a nord-ovest per lo sviluppo: il ruolo strategico nel Paese della Lombardia e dell’area metropolitana milanese", che si è tenuto domenica pomeriggio alla Festa dell’Unità di Cassano Magnago.
Raffaele Cattaneo è lì a pochi metri e sorride. Se le vie della politica sono infinite, una di queste potrebbe nascondersi proprio dietro quel sorriso e condurre al progetto del governatore lombardo affossato dalla Lega Nord.
Il presidente della Provincia di Milano e il braccio destro di Formigoni hanno dato vita ad un bel confronto, stimolato da Daniele Marantelli, responsabile regionale per gli enti locali dei democratici di sinistra , nell’insolita veste di moderatore. L’incontro è stato aperto con una riflessione sul terrorismo internazionale e si è snodato sui temi dello sviluppo in Lombardia.
«Per riconquistare una posizione d’eccellenza – ha detto Cattaneo – la Lombardia deve ricordare che lo sviluppo ha sempre una matrice culturale. I lombardi sono abituati a fare bene, con precisione, gran gusto e bellezza. Pensiamo a cosa è stata l’Alfa Romeo o cosa rappresenta oggi il San Raffaele in campo medico. Ce lo invidiano in tutto il mondo. Intorno alle eccellenze bisogna costruire la filiera produttiva, come ad esempio si è fatto con la protesica avanzata. In quest’ottica giocano un ruolo fondamentale le infrastrutture: ininziando da Malpensa fino alla Pedemontana».
«A proposito del valore del lavoro, condivido quanto ha detto Cattaneo. Io sono figlio di un tornitore e mio padre mi diceva che era diventato così bravo nel suo mestiere che poteva fare le scarpe anche alle mosche» ha aggiunto Penati.
«Per agganciare l’Europa bisogna mantenere la Lombardia come punto centrale di scambio tra l’est e l’ovest, ma anche tra il nord e il sud del continente – ha continuato il presidente della Provincia di Milano -. L’infrastruttura più importante è però quella immateriale, cioè il sapere. Creatività, innovazione e prodotto fanno parte di un percorso che va alimentato tornando a reinvestire nei centri di ricerca e mettendo le grandi università in condizione di sviluppare grandi progetti di ricerca. Il nostro territorio non attrae talenti stranieri e i nostri flussi migratori sono flussi di disperazione, necessari ma per mantenere i livelli di benessere acquisiti».
Non poteva mancare un accenno al futuro politico della locomotiva d’Italia e Daniele Marantelli non si è lasciato sfuggire l’occasione per ricordare ai due ospiti il sogno del progetto riformista affossato da una parte dal tandem Bossi -Berlusconi e dall’altra dalle spinte veterocomuniste all’interno del centrosinistra. «Io sono stato attaccato anche personalmente – ha risposto Cattaneo – perché indicato come l’anima rossa di Formigoni. Il progetto riformista penso che sia un’esigenza di entrambi gli schieramenti e l’idea di una lista che aprisse a quel mondo penso che sia tuttora valida. Con queste alleanze chiunque vinca non governa. Dieci anni fa abbiamo deciso di alzare un ponte levatoio e chi oggi sta al centro, nei due schieramenti, rispetto al passato è costretto a rincorrere gli estremi. Il futuro del Paese non sta nel rapporto dialettico tra Lega e Forza Italia e nemmeno tra Diesse e Verdi».
Il ponte levatoio di cui parla Cattaneo si chiama sistema maggioritario, ma l’idea di un ritorno al proporzionale non sembra essere gradita a Penati. «Noi dobbiamo toglierci la puzza sotto il nasco e pensare che il riformismo stia solo a sinistra. Nel vecchio Pci dare del riformista a qualcuno era quasi un’offesa. Oggi tutti devono cambiare tranne la politica. Perché mai? Io non metto in crisi il bipolarismo perché il sistema deve essere efficiente a prescindere, e chi ha avuto il mandato dai cittadini deve poter governare. Per Formigoni sarebbe meglio che vincesse il centrosinistra alle politiche, otterrà sicuramente molto di più di quanto ha ottenuto dal centrodestra».
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