Processo bestie di Satana: finisce a schiaffi
Testimoniano le compagne di classe e la professoressa di Elisabetta Ballarin. Fuori dall'aula, scontro verbale e fisico tra i padri di Nicola Sapone e di Chiara Marino
Riprende il processo alle Bestie di satana di fronte alla Corte di assise di Busto Arsizio. Dodici i testimoni (poi ridotti di numero in seguito ad alcuni rinvii) chiamati a deporre sui delitti della setta satanica, tra questi le compagne di classe di Elisabetta Ballarin e la professoressa di tedesco, ai tempi in cui la ragazza frequentava il biennio del liceo linguistico Crespi di Busto Arsizio.
Le compagne della ragazza hanno riferito al giudice degli strani tagli che la Ballarin aveva sulle braccia e sulla schiena, ferite che le avrebbe inferto il fidanzato Andrea Volpe durante l’intimità e i vari riti. Alla professoressa, che chiedeva conto dei tagli, Elisabetta avrebbe risposto di lasciar perdere. Le compagne di classe, che erano a conoscenza della relazione tra Volpe e la Ballarin, erano preoccupate perché lui non godeva di una buona fama, al punto da considerarlo «il braccio destro di satana» o il demonio personificato, come una madre – non la sola, perechè più di una aveva espresso preoccupazione – aveva riferito alla professoressa. Le voci sugli strani interessi di occultismo, spiritismo e tutta la fenomenologia che gira intorno a queste cose, circolavano tra le amiche di Elisabetta, ma c’era anche molta paura e timore per la presenza intimidatoria del Volpe, che non prometteva nulla di buono a chi avesse osato intromettersi in quel rapporto. Inoltre, sempre secondo il racconto delle compagne, Elisabetta aveva assunto un atteggiamento "provocatorio ed inquietante" dopo aver intrecciato la sua relazione con Andrea Volpe, anche se in classe ai professori non diede mai a vedere nulla di anormale.
Preoccupazione sulle condizioni di Elisabetta – allora la ragazza aveva solo quindici anni – era stata manifestata anche dall’insegnante, che la vedeva sempre stanca, pallida ed emaciata, al punto che la fece seguire per qualche tempo dallo psicologio della scuola.
Nonostante tutto questo la Ballarin non aveva uno scarso rendimento scolastico, anche se al quarto anno ha abbandonato gli studi. La ragazza portava al dito anche un anello a cinque punte, un simbolo delle sette sataniche, di cui, a detta della sua legale Francesca Cramis, avrebbe ignorato il significato; difficile a credersi, dopo le testimonianze delle compagne. Inoltre, sempre secondo le compagne, Elisabetta avrebbe manifestato opinioni "fortmente critiche" verso il cristianesimo, e già dal secondo anno optò per non seguire più le lezioni di religione.
La Ballarin quest’anno si è diplomata con 60/100, "studiando in carcere, di notte, sul pavimento della sua cella, sfuttando la luce del corridoio che filtrava da sotto la porta" ha detto alla stampa l’avvocato Cramis, cercando di dare della sua assistita un’immagine più positiva. Una giovane "completamente plagiata ed entrata in qualcosa di più grande di lei", ecco chi era Elisabetta secondo l’avvocato Cramis; e proprio la piena o ridotta capacità di intendere e volere della ragazza sarà cruciale ai fini della futura sentenza.
All’uscita dal tribunale, uno spiacevole episodio ha fatto intuire che questa vicenda avrà strascichi pesanti. Ad un certo punto, infatti, Savino Marino, padre di Chiara, si è avventato contro il padre di Nicola Sapone colpendolo con uno schiaffo. A parte la comprensibile ruggine tra i due, sembra che dietro questo scontro vi sia una lettera (o una serie di lettere) scritte dal Sapone ai Marino. "Quando hai da dirmi qualcosa dimmelo in faccia, non per lettera" avrebbe detto Marino, proferendo quindi minacce all’indirizzo di Sapone e di suo figlio. "Quanto volete per questi figli?" la domanda che avrebbe scatenato l’ira del Marino.
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