“Settecento metri quadri di speranza” per Mostar

La Croce Rossa Italiana, e particolarmente il Centro di Legnano, impegnati nella realizzazione di una struttura polifunzionale a Stolac, vicino al capoluogo dell'Erzegovina

La Croce Rossa Italiana non dimentica, a quasi dieci anni di distanza, la guerra che devastò la Bosnia-Erzegovina. Infatti nelle prossime settimane si la CRI realizzerà una struttura polifunzionale da destinare a centro aggregativo per i giovani a Stolac, sobborgo di Mostar, martoriato e diviso capoluogo dell’Erzegovina. Il progetto, denominato "700 metri quadri di speranza", è stato presentato in mattinata presso il Centro regionale della CRI di Legnano, e vede una significativa partecipazione di volontari, sponsor e aziende dell’Alto Milanese. Partiranno da Legnano domattina alle 6 del mattino i 40 volontari che, con 15 camion e due vetture di servizio, si recheranno nella frazione di Mostar per mettere in opera il nuovo centro. Questo avrà una struttura portante prefabbricata in acciaio, leggera, facile da montare e rimodulabile secondo le esigenze, e sarà composto di una parte coperta e di una scoperta per i giochi all’aria aperta. Nella parte al chiuso, articolata in spazi polifunzionali grazie a pareti mobili, potranno svolgersi riunioni e attività sociali, ma anche il doposcuola dei bambini o il catechismo. Due aule fungeranno da asilo d’infanzia, vi sarà inoltre una struttura socio-sanitaria con un poliambulatorio pediatrico, un consultorio e uno studio dentistico per bambini. Non mancheranno infine spazia a verde ed attrezzature sportive per basket e calcio. I lavori dovrebbero essere completati in circa 50 giorni e la struttura inaugurata a metà settembre. I lavori vedranno la partecipazione anche dei volontari dell’Associazione Nazionale Alpini di Varese, con tecnici specializzati per le finiture e l’abitabilità. I volontari mobilitati dalla CRI per i lavori provengono, oltre che da Legnano, da Roma, Milano, Avezzano, Sulmona, Savona, Alessandria, Como, Firenze, Brescia e Mantova.

«In Bosnia-Erzegovina il problema del disagio giovanile è gravissimo» ha detto Maria Teresa Letta, delegata nazionale per gli aiuti umanitari della CRI. «La generazione dei maschi adulti è stata falciata dalla guerra. Speriamo di portare un po’ di sollievo a 3900 famiglie sfollate da varie regioni della Bosnia che vivono senza niente in cinque gruppi prefabbricati. Il dopoguerra è durissimo, i Balcani sono praticamente alla fame ma con l’Iraq e lo tsunami, non se ne ricorda più quasi nessuno». Drammatiche le parole della delegata nel ricordare la situazione tuttora vigente in Bosnia: «Se le forze di pace dovessero andarsene, si ricomincerebbe subito a sparare». Dieci anni non sono bastati a sedare l’odio tra cattolici, ortodossi e musulmani che ha prodotto 200.000 morti, in gran parte civili innocenti e indifesi, colpevoli solo di essere della religione sbagliata, spesso arrestati, torturati, stuprati, assassinati dal vicino di casa.

Nel presentare il progetto la commissaria regionale della CRI Rosi Parlanti ha ricordato le persone cui questo progetto è intitolato alla memoria: il dottor Roberto Greco, trent’anni di esperienza in Italia e nel mondo al servizio di chi soffriva, scomparso prematuramente nel ’99; Gabriele Paganini, morto a dodici anni dopo mesi di coma seguiti ad una banale intervento chirurgico (i suoi genitori hanno acquistato i serramenti del costruendo centro polifunzionale); infine, un’ultima dedica a Federico, volontario del Centro di Legnano scomparso pochi giorni fa. Le aziende coinvolte nel progetto sono la Archimede Ingegneria di Busto Arsizio (progetto ed elaborati tecnici), la Fermeccanica di Saronno , le Profilerie Trentine di Rovereto, la Mecbolt di Legnano (strutture portanti in acciaio), la Isopan di Patrica (FR) (copertura e pannelli coibentati), la Vibrapac di Solaro (MI) (tamponamenti murari), la Fratelli Longhi di Barlassina (MI) (lattonerie) e le Ceramiche Graziella di Luino (pavimenti). Tra i maggiori contributori si segnala la famiglia Ferrario.

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Pubblicato il 11 Luglio 2005
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