Terre bruciate, gente affamata

Pesante carestia per via della siccità e delle locuste. A rischio 150 mila bambini

La siccità, quella vera, quella africana, sta colpendo il Niger. A sole due settimane dalla conclusione del Live8 che ha catalizzato l’attenzione di prestigiosissimi artisti sui problemi dell’Africa, 150 mila bimbi rischiano la vita a causa della carestia provocata in questi giorni da siccità e locuste.

Le terre sono letteralmente bruciate, e in un paese con l’eonomia basata prevalentemente su un sistema di agricoltura di sussistenza, non c’è di che mangiare e si muore dalla fame. Speriamo che gli U2, sul palco del Meazza di Milano questa sera e domani, lo ricordino.

Il Niger è considerato, non a torto, uno dei paesi più poveri al mondo: poco più di metà della gente che ci vive, tira avanti con meno di un dollaro al dì, meno della metà riesce ad avere accesso a cure mediche di base. La lista delle disperazioni e dei tormenti di questo paese sarebbe ancora lunga, ma a poco servirebbe continuare con l’elenco.

L’area del Sahel (la regione a sud del Sahara) che è la più colpita, non aveva carestie così  da almeno 20 anni. Non è una novità che ci sia la necessità di trovare soluzioni di lungo periodo, che siano capaci di superare i limiti dati dagli aiuti occasionali, che diventano sempre meno efficaci. Dalle statistiche e dai dati dell’ ONU, sembra però, che l’attenzione degli organismi internazionali sia ancora troppo disorganizzata.

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Pubblicato il 20 Luglio 2005
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