Una laurea in ingengeria per dirigere l’azienda
Quattrocento iscritti, una settimana di attesa per trovare un impiego dopo la laurea. Come si preparano e come studiano gli studenti di ingegneria gestionale della Liuc
È l’ultima nata in casa Liuc ma ha già le idee ben chiare sul proprio ruolo. Sarà merito del suo nome "Ingegneria gestionale", sarà per la determinazione del suo preside Giacomo Buonanno (nella foto), fatto sta che il corso di laurea sta crescendo in termini di studenti ma soprattutto di autorevolezza nel mondo del lavoro.
«L’indirizzo è stato pensato per dare fondamento ad una consuetudine – spiega il preside – molti manager sono ingegneri, che entrati per occuparsi di produzione e progettazione, hanno finito per dirigere tutta l’azienda. Perchè, si è pensato, non dare immediatamente un’impostazione manageriale completa?»
Alla Carlo Cattaneo, però, hanno fatto un passo ulteriore: «In un mondo globalizzato, dove la filiera produttiva travalica i confini nazionali ed anche continentali, la nostra volontà è quella di formare figure che sappiano gestire l’intero procedimento dalle materie prime fino alla distribuzione con una netta connotazione industriale del termine ingegnere».
Anche in questo caso, l’università di Castellanza ha mantenuto fede alla sua vocazione, dando una risposta concreta ad una necessità crescente all’interno del mondo imprenditoriale locale. E, infatti, i laureati Liuc hanno dei tempi di assunzione post laurea veramente da record.
Per il preside Buonanno, però, tutto ciò non è sufficiente: « Gli anni trascorsi in università sono un investimento non una spesa. I ragazzi devono essere consapevoli che ciò che fanno qui servirà loro per la vita. E non parlo di conoscenze: quelle dopo 10 anni sono obsolete. Qui si impara a confrontarsi con il mercato, a capire come evolvere, a come crescere continuamente modificando le proprie prospettive».
Ed è per questo che il preside pretende dai propri ragazzi un atteggiamento consapevole: «La Liuc offre una serie di servizi ed infrastrutture che i ragazzi devono imparare subito a sfruttare. Quando sono a lezione devono pretendere di capire le cose che vengono insegnate, devono partecipare con spirito critico. Se in aula non si fa fatica, vuol dire che si sta perdendo tempo».
Proprio lo spirito critico e la consapevolezza del proprio operato hanno indotto il preside a fissare la prima sessione d’esami per le matricole in novembre: «Ci si deve immediatamente mettere in gioco, capire cosa si sta facendo e come lo si sta facendo. Chi ha delle lacune viene affiancato da un tutor. La nostra facoltà, poi, prevede lo stages in azienda al terzo anno, in modo che chi procede con la laurea magistrale, sa già di cosa si parla».
Grande valore viene attribuito alla lingua inglese: «Nel biennio ci sono corsi di inglese, dal terzo anno si affrontano materie come sistema di controllo di gestione, ricerca operativa o gestione aziendale direttamente in inglese. I nostri ragazzi hanno un’ottantina di opportunità di scambi culturali con università internazionali: circa il 40% dei nostri iscritti fa un’esperienza all’estero. La nostra ambizione è quella di migliorare questa percentuale anche se motivi di ordine economico ed organizzativo spesso impediscono ai ragazzi di trascorrere sei mesi o un anno in altri paesi».
Attualmente gli iscritti alla facoltà di ingegneria sono circa 400, con una media di 80 matricole ogni anno. E il preside li conosce tutti o quasi: «Ogni tanto organizzo una cena informale, a "luci spente" per conoscere gli umori della "base". E mi confronto con loro: l’insegnamento è teatro, è contatto, è scambio continuo. E in questo senso la Liuc offre opportunità di dialogo insegnanti studenti ottimale».
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