De Pol è ottimista: “Questa Varese mi stuzzica”
Il "senatore" biancorosso parla della nuova squadra, cita Boskov e "chiama" Meneghin
Tre, quattro giorni di allenamento alle spalle, una nuova stagione davanti, rigorosamente in biancorosso. Alessandro De Pol è pronto per una nuova avventura targata Varese, dopo il contratto triennale firmato a poche settimane dal termine dello scorso campionato, un accordo che ratifica un matrimonio solido come non mai. Lo abbiamo incontrato a Masnago, prima di un allenamento nel quale iniziano a fare la propria comparsa i palloni da basket, accanto comunque ai bilanceri ed alle altre attrezzature per la preparazione atletica.
Subito dopo l’ultima partita dello scorso anno, Ruben Magnano dichiarò senza alcun dubbio: «Ripartiremo da De Pol». E in effetti il suo rinnovo è arrivato quasi subito. Quanto è contata la richiesta dell’allenatore nella decisione di prolungare con Varese?
«Le parole del coach mi hanno indubbiamente fatto molto piacere, ma al di là di questo per me rimanere a Varese era comunque la priorità. Ormai conosco alla perfezione l’ambiente e la società, qui mi trovo bene e non ho mai nascosto la mia contentezza per giocare con questa maglia. Tant’è vero che non ho avuto tempo neppure per prendere in considerazione altre proposte, ammesso che ve ne fossero».
A lei, capitàno in attesa delle decisioni di Meneghin, è affidato il compito di dare una mano nell’inserimento dei nuovi giocatori. Come lo svolge?
«Prima di tutto aspettiamo a dare i "gradi": quando io e Andrea siamo in barca il capitano sono io, quando siamo sulla terraferma i galloni tornano a lui! Scherzi a parte secondo me il Menego può tornare a giocare: ha un fisico eccezionale, in grado di sopportare e recuperare i colpi più duri. E in questa squadra il suo apporto di leadership serve eccome. Andrea è in grado di capire al volo le situazioni, sa esaltare i compagni: è essenziale per la squadra e, di riflesso per i tifosi. Tornando al mio ruolo in spogliatoio, per ora mi limito a spiegare in inglese quello che ci viene richiesto da Magnano. Ormai la lingua ufficiale è quella, anche se il coach ha chiesto a tutti uno sforzo per imparare l’italiano entro la fine dell’anno».
È così importante secondo lei, in una squadra composta da professionisti, il concetto del "gruppo"? Oppure, quando si vince, importa poco se i giocatori vanno d’accordo dentro e fuori dal campo.
«Il gruppo è la base necessaria per costruire le vittorie: non ho mai vinto niente senza avere alle spalle lo spirito di sacrificio e di condivisione che viene a crearsi in una squadra compatta. L’esempio recente più eclatante è quello della Nazionale che ha conquistato medaglie inaspettate grazie alla forza del collettivo».
Passando ad analizzare la "nuova Varese", quali sono i suoi compagni che più la incuriosiscono? C’è qualcuno che l’ha impressionata nel corso dei primi allenamenti?
«Beh, non conosco né Collins né Howell, oltre a Fernandez che però non è ancora con noi. Per cui sono curioso di capire in che modo giocano. Per dare giudizi è presto perché finora con la palla da basket abbiamo svolto pochi esercizi a livello individuale. Una cosa però mi ha colpito in positivo: tutti i giocatori si sono presentati a Varese in buona forma, già pronti per allenamenti a ritmi elevati. Segno che durante l’estate hanno lavorato "in proprio" per giungere al raduno già pronti. E questo è importante, anche perché con Magnano il lavoro è pesante fin da subito».
Se si può muovere una critica al mercato estivo varesino, è la carenza di centimetri nel parco lunghi. Siete in quattro per due posti, ma lei, Fernandez ed Albano avete caratteristiche simili. Alla lunga questa situazione può pesare nel bilanciamento della squadra?
«Forse rendiamo qualcosa in fisicità, ma magari acquistiamo maggiore velocità. E poi non vedo nessun pivot dominante come ai tempi del primo Griffith alla Kinder Bologna. Ci sono diversi ottimi pivot che però non vincono da soli le partite. Inoltre non penso che avremo problemi di minutaggio: conosciamo Ruben e sappiamo che sa gestirci nel modo migliore».
Chiudiamo con un giudizio sulla squadra ed un pronostico di massima per la stagione che si va ad iniziare.
«Mi affido al buon vecchio Boskov, il quale diceva che "dopo pioggia c’è sempre sole". L’anno scorso siamo andati vicini ad un incubo, dal quale possiamo solo risalire: qui vedo molta voglia di rivincita, c’è gente disponibile a lavorare e c’è una guida tecnica di prim’ordine. La squadra mi stuzzica, starà a noi dimostrare che le scelte societarie sono state buone. E credo che in un campionato con molte novità, dovute alle cessioni di parecchi giocatori chiave, anche Varese possa dire la sua».
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