I Ferrari Club in rotta con Maranello: “Il nome non si tocca”
Anche i club del Varesotto contro le direttive della casa madre: «Vogliono toglierci ciò che ci ha dato Enzo Ferrari»
Che l’annata della Ferrari non sia tra le più memorabili lo sanno tutti: le rosse di Schumacher e Barrichello dopo stagioni trionfali hanno subito la concorrenza degli avversari, Renault e McLaren su tutti, ed ora faticano nel Mondiale. Ma i risultati che non arrivano non sono l’unico cruccio per azienda e tifosi: da alcuni mesi infatti è maretta tra la Ferrari spa ed i Ferrari Club sparsi un po’ in tutto il mondo. Motivo del contendere è l’ultimo vademecum inviato dalla casa di Maranello ai Club: manuale più cd-rom nei quali si spiega che il nome Ferrari dovrebbe sparire dalla denominazione dei Club e che per le associazioni di tifosi le attività dovranno essere limitate a quelle approvate dalla casa madre. Il tutto per difendere marchio e nome Ferrari i quali, a detta dei vertici modenesi, sarebbero in alcuni casi sfruttati da parte dei Club, con tanto di danno dal punto di vista commerciale.
Una posizione che ha immediatamente raccolto la netta opposizione dei Ferrari Club, associazioni che in alcuni casi vantano decine di anni di attività, che raccolgono migliaia di soci (non solo possessori di vetture del Cavallino ma anche semplici tifosi) e che, nella maggior parte dei casi, badano più alla sostanza che alla forma delle proprie manifestazioni. Che tradotto significa: tanta beneficenza e raduni accessibili a tutti e non solo al jet-set, come invece richiesto (tra le righe) dallo stato maggiore ferrarista.
Il fronte comune creato dai Club per protestare contro le decisioni della Ferrari comprende anche le due associazioni più note ed importanti della nostra provincia, il Ferrari Club Travedona (foto in alto negli studi della Domenica Sportiva) ed il Ferrari Club dei Laghi. Entrambi si stanno preparando alla riunione che si terrà a Maranello il prossimo 30 agosto: nella sede storica del Cavallino, alla presenza, pare, del presidente Luca di Montezemolo, i Club esporranno le proprie ragioni nella speranza di non veder compromettere un rapporto che risale direttamente ad Enzo Ferrari.
«La nuova denominazione "Fans Club", senza il nome Ferrari non piace a nessuno» spiega Adriano Del Grande, presidente del Ferrari Club Travedona (nella foto, la sede), trent’anni di attività 150 soci ed un consiglio molto attivo. «Il nome "Ferrari Club" ci venne dato da Enzo Ferrari, il "Drake" in persona, un nome che la nostra associazione ha sempre difeso ed onorato senza mai sfruttare alcun marchio. Può darsi che, su centinaia di Club attivi, qualche raro caso di "cattivo uso" ci sia stato, ma la stragrande maggioranza svolge azioni meritorie ed è composta da persone appassionate che spesso ci rimettono di tasca propria per sostenere la Ferrari».
E per le proprie azioni "positive" il club di Travedona è noto da tempo: «Negli anni passati abbiamo comprato due ambulanze – spiega Del Grande – ed ora abbiamo donato un Doblò all’Sos dei Laghi, oltre ad altre donazioni meno visibili ma altrettanto valide. E tutto senza avere un centesimo dalla Ferrari, solo con i proventi di raduni e cene organizzate dal Club. Manifestazioni che ora, secondo quelle direttive che non ci piacciono, non potremo più fare».
Non è diverso il pensiero di Mauro Raccanello, titolare di un’officina di assistenza autorizzata del Cavallino e presidente del Ferrari Club dei Laghi (nato nel 2000, conta 650 iscritti dei quali 130 possessori. Nella foto la home page del sito) che ha sede a Cavaria. «Se dovessimo perdere la denominazione attuale, perderemmo la nostra storia e l’interesse verso le nostre attività. La Ferrari in pratica vorrebbe limitare al minimo i raduni, lasciando organizzare solo di quelli di alto livello, con costi insostenibili per quasi tutti gli appassionati. Raduni che già ci sono ma sono sempre meno partecipati, a differenza di quelli classici, accessibili ad un alto numero di persone».
Raccanello, vista anche la propria attività, rappresenta un vero e proprio "barometro" degli umori ferraristi: «La Ferrari forse non si rende conto che così facendo rischia di bloccare un indotto che funziona a meraviglia, demoralizzando e demotivando sia i possessori sia i semplici appassionati. Anche perché per molti la Ferrari rappresenta un "punto di arrivo", un’auto nella quale riporre i propri sogni a costo di risparmiare su tante altre spese. Gente che non si può poi permettere week end con spese da vip; gente che alla società Ferrari non ha mai chiesto né ricevuto nulla e che ci rimette soldi e tempo per assecondare una passione».
Raccanello in passato ha fatto parte del Ferrari Club Italia, l’organismo di controllo e coordinamento dei club sparsi in tutta la Penisola, e quindi conosce bene le attività svolte dai tifosi organizzati della "rossa". «Tutti o quasi i club svolgono attività benefica, noi ad esempio abbiamo appena acquistato una Fiat Panda per l’associazione "La Finestra" di Malnate. Se davvero qualcuno ha approfittato del nome e del marchio Ferrari non è difficile scoprirlo: mi sembra però solo un pretesto colpire tutti i Club per uno che ha sbagliato».
Il presidente del Ferrari Club dei Laghi però, appare in parte ottimista in vista dell’incontro con Montezemolo (foto). «Penso che con un po’ di buona volontà tutto si possa risolvere, mi sembra doveroso arrivare ad un compromesso. Noi presidenti comunque non arriveremo impreparati: ci siamo già riuniti ed abbiamo fissato alcuni punti su cui resteremo fermi».
Tra di essi l’intransigenza sulla denominazione. E d’altra parte un "Fans Club Travedona" od un "Fans Club dei Laghi", senza l’indispensabile "Ferrari" nel nome, non avrebbe alcun senso.
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