L’orgoglio sudista che aspetta Katrina
Lousiana minacciata da un evento naturale di dimensioni bibliche. Ma New Orleans, evacuata in queste ore, era pronta già da tempo

In città se lo aspettavano da tempo. “Prima o poi arriverà un uragano anche quest’anno. Arriva sempre. Siete stati fortunati, voi, a venire qui appena prima dell’inizio della stagione”.
Già, perché “la stagione”, nel sud degli Stati Uniti, dura da giugno a settembre compresi. “L’anno passato, per un falso allarme, l’università ci ha evacuato fin su ad Austin, Texas”. Me le ripeteva spesso queste parole, nel maggio scorso, il professor Bill Newman, docente di grammatica inglese per stranieri alla Tulane University, uptown di New Orleans. Noi italiani non si riusciva a percepire le reali dimensioni di un uragano. Non si riusciva a capire come gli americani potessero scherzarci sopra così. Ci erano abituati, ecco tutto.
Per questo ci credo quando mi dicono che proprio qui, Lousiana, estremità meridionale degli Stati Uniti d’America, dove l’orgoglio sudista, più vivo che mai, prende ancora la forma di bandiere rossocrociate e canzoni popolari, si aspetti un evento naturale di proporzioni catastrofiche con tanta serenità. Sono tutti disciplinati, preoccupati il giusto ma senza fare drammi. Chi scrive a New Orleans ci ha vissuto, non molto ma abbastanza da capire ed innamorarsi dello spirito di una città speciale, patria del jazz e della zuppa di tartaruga, del Mardì Gras e del voodoo; con quel quartiere francese, vero cuore pulsante dell’orgoglio creolo, troppo basso sul livello del mare per sperare che la forza di Katrina vi arrivi già attutita.
E allora immagino cosa stia succedendo in queste ore a Bourbon Street e Frenchmen Street, alla Preservation Hall ed al Louis Armstrong International Airport, al French Market e al Cafè du Monde. Niente più collanine lanciate dai balconi, niente più jam sessions ai bordi della strada, niente più anziane negozianti cajun che cercano di vendere ai turisti gli ultimi ritrovati in fatto di riti voodoo.
Ma il vero dramma, e poco se ne parla, sarà nei territori attorno a New Orleans. Le paludi della Lousiana sono ancora piene di bayou, quelle tipiche abitazioni in legno che sorgono in parte affacciate su corsi d’acqua e che non avranno scampo di fronte alla furia di un uragano forza cinque.
Saranno letteralmente spazzate via e molte, molte persone si ritroveranno senza casa. Ma, e di questo sono sicuro, non si piegheranno. E’ una semplice questione di orgoglio. Orgoglio sudista. E allora forse, tra qualche mese, ci ritroveremo a sorridere pensando a tutto ciò, e per stare meglio ci basterà immaginare di fare due passi per il quartiere francese ed andare ad ascoltare la Preservation Hall Jazz Band che suona “When the saints go marchin’ in”. Per i cittadini di New Orleans, ne sono certo, sarà così.
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