Delusione Italia, vince il belga Boonen
Ai mondiali di Madrid il primo degli azzurri è Bettini, tredicesimo. Petacchi cede nel momento decisivo: polemica sulla strategia adottata
Come spesso è accaduto nel recente passato, l’Italia torna a casa con la consapevolezza di avere il corridore più forte del mondo ma non col Campione del mondo. A Madrid, in una gara dove Paolo Bettini ha fatto la parte del leone fino all’ultimo chilometro, vince il velocista belga Tom Boonen, bravo a resistere sulle salite dell’ultimo giro ed a sfruttare il lavoro della sua squadra che l’ha portato sotto per la volata. Il belga, già protagonista di numerosi sprint al Tour de France, ha preceduto lo spagnolo Valverde ed il francese Geslin, quest’ultimo autentica sorpresa.
Boonen è riuscito dove Alessandro Petacchi e l’australiano McEwen, i superfavoriti della vigilia, hanno fallito. Il velocista spezzino, prima carta azzurra in questi mondiali, non ha retto il ritmo sulle salite finali, dove il kazako Vinokourov, l’olandese Boogerd e tutti gli allergici alla volata hanno provato a far saltare il banco. Tra questi c’era anche Paolo Bettini, la nostra seconda punta, apparso in grande forma. Già nel corso del terz’ultimo giro il corridore toscano si era infilato in una fuga interessante, animata dagli spagnoli Pereiro, Martin Pedriguero e Valverde. Con loro vi erano anche il danese Piil, l’uzbeko Lagutin, il tedesco Wegmann, l’australiano Davis ed i temibili belgi Gilbert e Devolder. Una fuga a dieci che nel corso del giro successivo è diventata a sette, per opera proprio di Bettini, che sulla salita dell’Avenida Cardenal Oriya ha scremato il gruppetto.
Dietro però il gruppo comincia ad organizzarsi, soprattutto per iniziativa di francesi e svizzeri. Alla campanella dell’ultimo giro, quando mancano 23 km al traguardo, Bettini e compagni hanno solo 15’’ di vantaggio.
Quando ai tredici all’arrivo il gruppo si compatta, sembra che tutto sorrida all’Italia. Bernucci, Lombardi e Paolini si mettono davanti a tirare: bisogna solo portare Petacchi al traguardo. Invece, sempre sulla salita del Cardinale, Vinokourov piazza un paio di stoccate delle sue, sfilacciando il gruppo. Bettini non si fa sorprendere, ma davanti non si forma un vero e proprio gruppetto che collabora. Ci sono scatti a ripetizione, corridori di seconda e terza linea come l’olandese Moerenhout e lo sloveno Stangel provano la fuga della vita, ma nessuno riesce a piazzare lo scatto decisivo. Ai 3 km dall’arrivo sono in testa Bettini, Vinokourov e Boogerd, sui quali poco dopo si riporta un altro terzetto formato dallo spagnolo Serrano in compagnia di Stangel e Moerenhout.
Quando sembra che da questo gruppetto uscirà il nome del nuovo campione del mondo, ecco che ai 500 metri dal traguardo irrompe una consistente avanguardia – trainata dai belgi – di quello che prima degli ultimi strappi era il gruppo compatto. Cala il sipario sulla corsa dei passisti romantici, spazio agli sprinter o a chi si improvvisa tale. Boonen è l’unico velocista di razza presente in gruppo, e vince di quasi una bicicletta sul redivivo Valverde. I francesi acchiappano un insperato terzo posto col semisconosciuto Anthony Geslin.
L’Italia, che torna a casa senza nemmeno una medaglia in tutta la rassegna iridata, deve accontentarsi della prova maiuscola offerta da Bettini, alla fine tredicesimo e troppo stanco per disputare la volata. Il livornese mastica amaro, dopo la corsa non si ferma nemmeno per le interviste di rito ai microfoni della Rai. Come da tradizione, questa sconfitta avrà una lunga coda di polemiche. Sotto accusa la strategia tenuta dalla squadra azzurra. Bettini, che ha dimostrato di essere il corridore più in forma, è stato lasciato completamente solo dai compagni, tutti arroccati in difesa di un Petacchi a cui sono mancate le gambe nel momento decisivo. Forse si ha sopravalutato le condizioni dello sprinter e sottovalutato le concrete possibilità di vittoria del campione olimpico.
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