Giampiero Rossi: “Busto oggi? Una città senza avvenire”

Il sette volte ex sindaco commenta in modo tagliente la situazione attuale della città

Per Giampiero Rossi il gran giorno è finalmente arrivato, dopo dodici anni. Oggi, nello studio dell’avvocato Celiento, può parlare senza l’ombra di una possibile condanna sulle spalle. "Vorrei poter dire, come Enzo Tortora, cari amici, dove eravamo rimasti?" L’assoluzione giunge tanto più gradita all’uomo che guidò la Giunta bustocca tra l’85 e l’88 e di nuovo tra il ’90 e il ’93, perchè i tempi della prescrizione si avvicinavano pericolosamente, e nella pubblica percezione prescrizione equivale a colpevolezza e stuoli di avvocati al lavoro per allungare i tempi della giustizia. Ma questa volta la situazione era diversa: non c’era nulla da nascondere. "Ho basato la mia difesa" ha detto Rossi "sul fatto che gli appalti approvati sotto le mie gestioni non sono mai stati trovati irregolari. Io ero un uomo libero, non avevo compagni d’avventure; se sono stato Sindaco ben sette volte, salendo e scendendo a ripetizione dalla poltrona, è anche perchè a tempo debito avevo messo fuori Giunta alcuni personaggi poi rivelatisi i veri artefici del malaffare in città". "Essere in attesa di giudizio per tredici anni è insopportabile, non lo auguro a nessuno" ha detto Rossi con lucida commozione. "Guardavo ogni minimo dettaglio del comportamento dei giudici durante le udienze, in modo davvero maniacale, cercando di cogliere ogni più insignificante segnale e di interpretarlo in modo positivo o negativo. Per fortuna ho avuto al mio fianco avvocati, prima ancora che bravi, umani; ho avuto un Vittorio Celiento e Giuseppe Candiani un fratello ed un figlio, prima che due legali".

Il tunnel giudiziario è alle spalle – non sembra probabile che il pm Abate ricorra in appello – e, ora che ne è uscito, Rossi non riconosce più la sua Busto Arsizio e i suoi giudizi sono taglienti. "Quando fui arrestato, Busto era piena di progetti per il futuro. Oggi esco dal tunnel, e devo dire che trovo molto grigiore, sono amareggiato per questa città che vedo senza avvenire. Ma forse i miei occhi sono stati offuscati dalla lunga permanenza nel tunnel". A 78 anni, Giampiero Rossi è ancora interessato alla politica, ma non è vero, come era stato ventilato, che intenda creare una propria lista civica bipartisan. È vero, invece, che ha molte cosette da dire sulla politica di oggi, a Busto e non solo. "Come si fa a dividere una città come la nostra in destra e sinsitra, Polo e Unione? Se si vuole un sistema come quello attuale ci vuole un vero bipartitismo, altrimenti è meglio il proporzionale alla tedesca (con sbarramento al 4% contro i partiti minori, ndr), che in fondo preferisco". Voglia di centrismo? Forse, ma è presto per parlarne. Intanto "Busto va indietro ogni giorno, stiamo perdendo tutto: non essendo capoluogo di una provincia, non siamo considerati per quello che la città vale e produce. Non abbiamo più un solo deputato o senatore, e nemmeno un consigliere regionale… Non solo, ma siamo in guerra con tutti, si vedeva perfino alla recente inaugurazione dell’Hupac. Altro che la città-leader di cui parla Rosa!"

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Pubblicato il 24 Settembre 2005
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