«Gli imprenditori non sono meteorologi»
La UE modifica la direttiva sugli obblighi degli imprenditori in materia di valutazione e prevenzione dei rischi da esposizione al sole dei dipendenti che lavorano all’aperto
«Abbiamo ottenuto un primo, importante risultato: è stato sconfitto il “partito” della burocrazia europea che pretende di imporre standards normativi incompatibili con la realtà imprenditoriale».
Questo il commento del presidente di Confartigianato Lombardia Giorgio Merletti (foto a lato) e di Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, sull’esito della votazione del parlamento europeo che ha modificato il progetto di direttiva sulle radiazioni ottiche, rinviando agli stati membri la decisione di includere o meno, nella legislazione nazionale, gli obblighi degli imprenditori in materia di valutazione e prevenzione dei rischi da esposizione al sole dei dipendenti che svolgono l’attività lavorativa all’aperto. Dalle attività di agricoltura e di pesca al settore delle costruzioni, che in Europa è costituito da 2 milioni 300 mila imprese che realizzano un fatturato di circa 1000 miliardi di euro, danno lavoro a 14 milioni di persone e contribuiscono al 10% del pil. Le piccole imprese (meno di 50 dipendenti) assicurano invece il 60% della produzione e impiegano il 70% degli occupati del settore.
I parlamentari europei hanno compreso le sollecitazioni di Confartigianato (che già aveva incontrato i ministri Maroni e La Malfa per sollecitare un intervento a Bruxelles affinché fosse introdotto il principio di sussidiarietà anche in tale campo) e di altre organizzazioni di piccole e medie imprese europee. «Ora, però – aggiungono Merletti e Guerrini – ci auguriamo che anche il Consiglio europeo accetti all’unanimità l’emendamento approvato dal Parlamento Ue. Tuttavia, ci batteremo affinché la Direttiva sia recepita all’insegna del buon senso e non vengano imposti agli imprenditori inutili e costosi adempimenti. La tutela della sicurezza sul lavoro è sacrosanta. Ma non accetteremo la riproposizione di stravaganti eccessi burocratici».
In pratica, Bruxelles vorrebbe imporre a tutti gli imprenditori europei con lavorazioni caratterizzate da forti esposizioni all’aperto (soprattutto cantieri e coltivazioni agricole, ma anche le attività di pesca) l’obbligo di informare i propri dipendenti sulle condizioni meteorologiche previste e, in funzione di esse, di dotarli di attrezzature adeguate. Se la Direttiva venisse approvata senza le modifiche approvate dal parlamento Ue, i piccoli costruttori dovrebbero trasformarsi in una sorta di stazione meteorologica e di esperti dermatologi.
Infatti a seconda del tempo previsto ogni giorno dovranno valutare – senza peraltro alcun valore di riferimento – i rischi da esposizione al sole ai quali i lavoratori sarebbero esposti e suggerire loro di indossare maglie, cappelli, occhiali e, magari, di spalmarsi un po’ di crema solare.Oltre a questi nuovi obblighi, in base alla Direttiva gli imprenditori potrebbero essere ritenuti responsabili dai loro dipendenti di patologie legate all’esposizione solare senza però che sia possibile determinare l’origine esclusivamente professionale di tali malattie.
Per questo Confartigianato ha sollecitato i parlamentari europei a modificare il progetto di direttiva, rinviando agli Stati membri la decisione di includere o meno, nella legislazione nazionale, gli obblighi in materia di valutazione e prevenzione dei rischi solari. «Non fosse altro per le profonde differenze di latitudine dei Paesi europei. L’esposizione solare in Irlanda non è uguale a quella della Greci».
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