Istat e occupazione, Varese sopra la media nazionale
«Segnali di speranza ma non illusioni» commenta il direttore di Univa Vittorio Gandini
Occupazione in crescita, disoccupazione in discesa: gli ultimi dati sul lavoro diffusi dall’Istat, danno fiato alla speranza. Una speranza che, vista da Varese, sembra ancora più concreta. Se il tasso di occupazione della popolazione italiana tra 15 e 64 anni è al 57,7 per cento, i 390mila occupati varesini infatti corrispondono ad una percentuale di occupazione di dieci punti più elevata rispetto alla media: il 67,6%. Analoga differenza emerge confrontando i dati di disoccupazione nazionale con quelli varesini: il tasso di disoccupazione è nella media italiana al 7,5 per cento, mentre a Varese è al 3,5%.
E’ tutto oro quello che luccica? Abbiamo provato a chiedere al direttore dell’Unione industriali varesina Vittorio Gandini a cosa corrispondano nella realtà questi valori più incoraggianti che nella media nazionale.
«Da un lato, questi dati sono la conferma di come la provincia di Varese, anche in periodi non brillanti, riesca a mantenersi su tassi al di sopra della media nazionale, pur con tutte le difficoltà che il momento ci impone di vivere. Dall’altro sono segnali che, seppur timidi, speriamo siano comunque il prodromo di un miglioramento più strutturale. Anche se non è il caso di essere ottimisti a tutti i costi: le difficoltà ci sono e i problemi non mancano».
Ai dati Istat si aggiungono i più recenti dati sul ricorso alla Cassa integrazione Ordinaria da parte degli imprenditori varesini: nel periodo gennaio – luglio di quest’anno rispetto ai dati dell’anno scorso il calo è del 23%. E il dato del mese di luglio 2005, rispetto al luglio 2004 vede una diminuzione addirittura del 38%.
Questi dati sono in grado di indicare che si sta uscendo fuori dalla parte più buia della crisi?
«Non è il caso di illudersi sul fatto che i problemi siano risolti, ma questo speriamo sia un segnale di una inversione di tendenza: il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, pur rimanendo su livelli elevati, sta rallentando con percentuali significative, anche se rispetto ad un anno particolarmente difficile, il 2004, dove c’è stato un picco di richieste»
C’è un settore in particolare che in questa speranza non si può riconoscere?
«È difficile dirlo: la situazione è diffusa a macchia di leopardo, ci sono in uno stesso settore realtà in positivo e realtà in difficoltà»
Forse non è un cattivo segnale: quando nessun settore è strutturalmente coinvolto può significare che ci sono opportunità diffuse di rilancio, in tutti i campi …
«In effetti, il grande vantaggio di questa provincia è la struttura del settore manifatturiero: è così eterogenea che ha reso la realtà provinciale sempre adattabile ai tempi, pur con le difficoltà del caso»
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