Settanta i rifugiati giunti a Malpensa in sei mesi
Arrivano soprattutto dall’Africa centro-occidentale i richiedenti asilo che sbarcano a Malpensa. Ad accoglierli la Cooperativa “Le querce di Mamre”
Le Querce di Mamre sono una cooperativa nata dalla Caritas allo scopo di gestire la questione dell’accoglienza dei richiedenti asilo politico. Dal 2001, da quando Malpensa ha iniziato a rappresentare una frontiera internazionale, nella nostra provincia è stata riservati a nuclei familiari.
Sono circa un’ottantina i letti coordinati dalla Cooperativa e abitualmente sempre occupati. Sono suddivisi in pronta accoglienza, accoglienza e seconda accoglienza, che interviene verso la fine dell’iter burocratico quando il richiedente asilo sta per ricevere lo status o quando vuole fare ricorso contro il rifiuto: «Nei casi di ricorso – spiega Davide Bossi, coordinatore dei progetti d’accoglienza della cooperativa – noi diamo supporto a quanti motivatamente ricorrono. Altrimenti aiutiamo quanti devono iniziare a cavarsela da soli dando loro un po’ di tempo per organizzarsi».
Fino al giugno scorso, allo scalo di Malpensa erano arrivati una settantina di asilanti, soprattutto residenti dell’Africa centro occidentale: «Abbiamo tanti rifugiati della Costa d’Avorio dove è in corso una guerra intestina pressoché sconosciuta. E molti arrivano dal Togo che sta vivendo momenti di faide interne e di tensioni etniche aggravate dalle ultime elezioni beffa».
Il problema principale della Cooperativa e della Caritas è quello di impegnare queste persone nelle more della burocrazia italiana: «È difficile mantenere alto il morale e l’autostima di queste persone costrette a non far nulla – afferma Davide Bossi – Nei mesi di attesa le persone frequentano corsi d’italiano e poi corsi di qualificazione professionale. Noi li prepariamo all’ingresso in società: aiutiamo le donne a sbrigare le faccende che riguardano, per esempio, la scuola, agli uomini chiediamo di prepararsi ad affrontare il futuro datore di lavoro, a districarsi nelle varie faccende quotidiane, pretendiamo anche che imparino a gestire la casa».
Una volta ottenuto il riconoscimento di asilante, però, non è finita: «È per noi il momento più difficile, quello dell’ingresso in società. Ci scontriamo con una mentalità ancora poco aperta: così queste persone hanno grossi problemi a trovare alloggi e anche un posto di lavoro».
L’integrazione non è semplice, ne sanno qualcosa alla Coperativa
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