Università: Riforma? Sì, però…

Fa discutere la Riforma varata dal Senato. Per i professori dell'Insubria, però, la cntestazione è immotivata

La riforma dell’università è passata al Senato grazie al voto di fiduzia. La protesta monta e dal 10 ottobre prossimo sono previsti alcuni giorni di agitazione in tutti gli atenei.
All’Università dell’Insubria, però, quel testo tanto contestato non sembra, poi, così stonato: " Era ora che si adottassero criteri propri di un’università civile – commenta senza paura il professor Antonio Toniolo, responsabile del Laboratorio di Microbiologia – arriva un metodo di selezione basato sul merito e sulla bravura, un meccanismo che avvicina ai sistemi accademici del mondo anglosassone. Finalmente si potranno mandare a casa tanti "rottami" inutili al paese e alla ricerca. Quanto alla fuga di cervelli dei giovani, questo dato non si può collegare allo status giuridico: negli altri paesi è proprio il campo della ricerca ad essere più allettante. Altre strutture, altri finanziamenti, altre possibilità di raggiungere un risultato. Nella mia equipe ho ben due ricercatori in partenza per gli Stati Uniti. E come biasimarli? Finchè non cambiaranno le regole, il settore non decollerà mai".

Più cauta ma ugualmente abbastanza convinta è anche la professoressa Elisabetta Binaghi, direttore del centro di ricerca CRAIIM: " Le innovazioni previste dalla Riforma in merito allo status giuridico dei ricercatori potrebbero rendere più difficile l’approccio a questo mondo da parte dei giovani. Ma il sistema deve rivedere le sue regole interne e deve affidarsi ad una maggiore capacità di tutti di trovare soluzioni e idee innovative che riescano a conquistare sempre maggiori ambiti. Si deve crescere con convinzione e cercare continuamente alleati: non si può mai abbassare la guardia". Come dire, il posto fisso non aiuta a sentirsi sempre l’adrenalina in corpo.

Fuori dal coro il professor Gaetano Lanzarone, direttore del Dipartimento di Informatica e Comunicazione: "Modifiche strutturali sono necessarie. Il settore ha bisogno regole che assicurino efficienza, governabilità, rispondenza alle domande della società. Non mi sembra, però, che quel testo permetta di raggiungere questi risultati: non alloca risorse, non dà garanzie ai giovani meritevoli, è contraddittoria. Oggi la ricerca langue e porre ulteriori ostacoli all’ingresso di menti fresche non può che peggiorare la situazione. Prevedere percorsi agevolati per i più bravi è necessario, ma non vengono previsti meccanismi che sostengano il settore. Il mio dipartimento ( Informatica e Comunicazione dell’Insubria) riesce a sopravvivere grazie alle commesse private. Circa l’80% dei nostri introiti ha natura privata e, grazie a questi, riesco a "mantenere" i giovani ricercatori. Ma noi siamo un caso atipico. Chi vive di finanziamenti solo pubblici non ha grandi chances".

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Pubblicato il 30 Settembre 2005
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