Villa Calcaterra, che fare?
L'annoso dilemma riproposto dal sinaghino Valerio Mariani (Margherita), che ha richiesto di farne la sede di un'agenzia ambientale: ma la Provincia ha altri programmi
Villa Calcaterra è abbandonata alle sterpaglie e ai topi da ormai più di dieci anni. La villa, uno degli edifici più caratteristici di Sacconago, ha oltre un secolo di vita: costruita agli inizi del Novecento, è stata via via sede di comando tedeso durante la guerra e scuola elementare, per finire sezione distaccata del Liceo Scientifico prima del suo abbandono. Numerose le voci corse negli anni su un suo possibile riutilizzo, ma la graziosa costruzione, circondata da un magnifico parco con piante di pregio, attende da anni una soluzione adatta al suo prestigio. Frattanto le erbacce colonizzano il parco, i topi scorrazzano invano contrastati dai pochi gatti che riescono a non farsi investire dall’intenso traffico di via Magenta, e pare che la struttura sia anche stata occasionalmente utilizzata come riparo per la notte da persone senza fissa dimora.
A riproporre la questione nell’ultima seduta del consiglio comunale è stato il sinaghino Valerio Mariani, capogruppo della Margherita. La sua proposta di risoluzione, che invitava a fare di Villa Calcaterra la sede di un’Agenzia territoriale per l’ambiente da costituirsi con i Comuni limitrofi, non è stata ben accolta dalla maggioranza, non per l’idea in sè ma per la concomitanza di altri progetti sull’edificio da parte dell’ente Provincia. L’assessore Giampiero Reguzzoni è intervenuto su questo punto, ricordando che la Provincia di Varese intende fare della villa una sua sede decentrata. Girola (Lega) ha cercato di emendare la proposta Mariani, riducendola ad una delle possibili proposte da discutere con la Provincia, ma Mariani ha tenuto duro sulle sue posizioni. L’assessore provinciale (nonchè consigliere comunale di Forza Italia) Gigi Farioli ha infine messo in chiaro che la Provincia ha già avviato "un processo definito con un impegno di spesa per fare di Villa Calcaterra una sua sede decentrata in Busto". A questo punto è scattata, astuta, la contromossa di Mariani, che ha ritirato la sua risoluzione: "La ripresenterò quando, tra un mese, quanto promesso da Farioli puntualmente non si materializzerà". L’importante, tuttavia, è che una decisione si prenda, e un piccolo ma significativo patrimonio storico non vada sprecato.
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