A proposito di tubi
Mi ha telefonato una amica da Ivrea che non sentivo da molto tempo. Stiamo bene entrambi, e ce ne siamo rallegrati. Lei però è frastornata da lavori in casa: l’impianto di riscaldamento aveva una perdita che finalmente è stata individuata, dopo aver fatto numerosi buchi nei muri, e ora bisogna provvedere a sistemare tutto. Abita in una grande casa con giardino costruita circa quarant’anni fa, e sembra che dopo quarant’anni i tubi di ferro del riscaldamento centrale possano presentare buchi. E allora, bisogna sostituire le tubazioni, che dureranno per i prossimi quarant’anni. Trattandosi di una mia coetanea, i futuri quarant’anni sono certamente al di là di ogni nostra personale aspettativa ma, e questo è bello e confortante, siamo abituati a ragionare “sub specie aeternitatis”.
Non mi stupisce che un tubo di ferro si buchi dopo quarant’anni di funzionamento, questo è naturale e lo si deve mettere in conto. Ciò che urta è che per individuare la perdita e per sistemarla, bisogni demolire parti di muro.
Poi c’è il problema del nuovo impianto. Vogliamo nuovamente nascondere le tubazioni? Bene, allora bisogna che vengano i muratori e martellare le scanalature, l’idraulico a mettere i tubi, e nuovamente i muratori a sigillare con la malta. Poi la tinteggiatura, dopo un congruo periodo di essiccamento delle pareti.
Tempo fa, qualche decennio dopo la guerra, seguivo alcune imprese clienti inglesi e ricordo i loro bagni: pareti di piastrelle, tubazioni di rame lucidissime e brillanti che facevano bella mostra di sé sulle pareti e risultavano molto decorative. Certo la manutenzione di quegli impianti era facilitata. Ora non ricordo se questo approccio si applicasse anche nelle case di abitazione. Ma erano i tempi dopo la guerra; l’Inghilterra, vincitrice, era uscita dal conflitto con molte distruzioni, e non aveva complessi di apparenza. Sapeva cosa valeva, e riteneva che un tubo dell’acqua avesse una sua ragion d’essere e non necessariamente dovesse essere nascosto sotto l’intonaco. In costruzioni vecchie di secoli si era introdotto il riscaldamento centrale, l’acqua corrente calda e fredda, l’elettricità. Si tendeva alla conservazione, all’economia, all’efficienza. E l’aspetto d’insieme aveva una sua estetica coerenza molto apprezzabile.
Quando anni fa mi costruii una casetta di campagna, il giovane architetto progettò per gli interni muri in mattoni a vista e muri in cemento armato a vista verso l’esterno. Mia moglie ed io fummo perplessi; eravamo abituati ai bei muri intonacati e coperti da carte da parati. Chiedemmo di vedere come si sarebbe presentato un simile appartamento e fummo portati a vederne uno a Milano in una bella zona centrale. Dopo il primo trauma, fummo contagiati da questo stile che rispettava i materiali e ne esaltava il valore. Mi ritrovai poi insofferente verso i muri intonacati, e sotto l’intonaco immaginavo mattoni sbrecciati e mal collocati, tracce di impianti elettrici rappezzate, allineamenti mal fatti. Questi muri intonacati: laide figure imbellettate sotto spessi strati di cerone.
Sotto il profilo economico, mi sembra assurdo impiegare tempo e fatica per fare un muro, e poi a forza di martello e scalpello aprirvi delle scanalature per mettere dei tubi d’acqua, di riscaldamento, di elettricità, del telefono, e ora della rete di computer, quindi chiudere le scanalature con malta, lisciare e infine dipingere. E poi la manutenzione? Ed eventuali cambiamenti?
La ricerca dell’economia nelle costruzioni tocca ogni aspetto. V’è l’aspetto del consumo energetico per riscaldare, raffreddare, illuminare. Poi vi sono da considerare l’igiene di abitazione, l’impatto ambientale, la reperibilità di materiali, il rispetto della natura. Si sta studiando molto in proposito, ma non mi pare vi sia consapevolezza diffusa. Ricordo un libriccino di Munari pubblicato da Laterza nel 1966. Parlava degli avvisi commerciali per la vendita di ” case signorili con finiture di lusso” e osservava (quarant’anni fa) che le caratteristiche erano marmi lucidi ovunque, lampadari di cristallo, finestre panoramiche il cui panorama erano altre grandi finestre panoramiche di fronte, la conversazione in salotto era spesso interrotta da scrosci d’acqua del gabinetto (perché non era tanto l’isolamento dai rumori che contava quanto il lusso della tappezzeria). E contrapponeva l’abitazione tradizionale giapponese, con pareti interne mobili di carta di riso, pavimenti e struttura di legno naturale, ci si toglie le scarpe entrando in casa e si indossano pantofole, pulizia e silenzio, serenità degli ambienti e dei comportamenti.
Mah, sono modi di abitare e di vivere. Anche questo è un modo per andare alla radice dei problemi alla ricerca di una soluzione. Io trovo belli i tubi di rame lucidato del riscaldamento e me ne compiaccio. Anche se poi altri tubi sembrano stare bene nascosti.
Ma nella mia casa i muri sono di pietra, nei quali è difficile, se non impossibile, fare le scanalature per mascherare i tubi. Bisogna ricercare scelte in armonia con il nostro modo di concepire la vita, e anche l’economia se ne avvantaggerà.
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