“Combatto l’indifferenza per dar voce a mia madre”
Melanié Betancourt è figlia di Ingrid, rapita nel 2002 dai guerriglieri colombiani del Farc. Da allora non si sa nulla di lei: la figlia e il padre lottano per lei
In questi giorni si sta svolgendo la II Conferenza Internazionale sull’America Latina. Un evento importante, con nomi del calibro di Lula, Chavez, Fini, D’Alema e molti altri ancora. Mentre i riflettori sono tutti puntati su questi potenti, un altro nome rischia di passare inosservato, ed è quello di Mélanie Betancourt, la figlia di Ingrid Betancourt, candidata nel 2002 alle elezioni presidenziali colombiane e rapita dai ribelli del Farc. Mélanie si trova in Italia per dar voce a sua madre, che dal 2002 nessuno ha più potuto né sentire né vedere. Ciò che si sa di Ingrid è che è viva e vegeta, nascosta in qualche luogo dimenticato, sotto stretta sorveglianza dei militanti delle Farc, la guerriglia colombiana di ispirazione marxista. Ingrid Betancourt, 43 anni, era diventata un personaggio troppo ingombrante per il governo colombiano, dava fastidio perchè faceva politica, onestamente, al contrario di altri. Ogni giorno diventava una minaccia sempre più insidiosa. Nel 1999 Ingrid era stata eletta senatrice con il maggior numero di voti in tutto il Paese e nel 2002 si era candidata per le elezioni presidenziali. La gente era con lei, l’amava e con ogni probabilità sarebbe diventata presidente. Sarebbe. Il 23 febbraio del 2002, in piena campagna elettorale, i guerriglieri marxisti delle Farc la rapirono e da allora è buio pesto.
Adesso a parlare di lei e per lei ci sono il marito, la madre e la figlia, Melaniè, una splendida ventenne con gli stessi occhi di Ingrid. Ha lo stesso sguardo della madre, lo stesso naso, gli stessi capelli e, dopo aver scambiato qualche parola, si intuisce che ha anche una forza, una tenacia e una determinazione fuori dal comune. Ora è lei a combattere contro la corruzione del governo colombiano e dar voce alla sua coraggiosa madre. «Sono in Italia per far parlare di mia madre, per farla conoscere all’Europa. Occorre l’intervento e la pressione della comunità internazionale sul governo colombiano, perché da soli non possiamo fracela». Melaniè parla bene l’italiano, sa quello che vuole dire e lo fa con voce calma, sicura: «Battersi e non lamentarsi, questo è l’insegnamento di mamma. Anche se non la vedo ormai da tre anni, so che nella giungla ci ascolta per radio. Il 23 febbraio del 2002 una telefonata ci ha avvertito: l’avevano rapita. All’inizio sembrava impossibile resistere più di una settimana senza la sua voce, poi trovi dentro di te una forza che non immaginavi.. Abbiamo visto due video: in quello dell’agosto 2003, mamma mi è sembrata serena, forte, piena di dignità. E’ l’ultima volta che l’ho vista».
«L’Europa deve guardare la Colombia – continua Melanié -, deve interrompere gli aiuti al mio Paese fino a quando il governo del presidente Uribe non si decide a trattare. L’unica speranza è un accordo umanitario, uno scambio tra ostaggi e guerriglieri delle Farc detenuti nelle prigioni colombiane». Si stima che siano almeno un migliaio gli ostaggi che attualmente sarebbero nelle mani di gruppi mafiosi, di formazioni di estrema destra o di estrema sinistra in lotta con il governo colombiano. Sia le forze armate della Colombia di ispirazione marxista, le Farc, sia l’esercito di liberazione nazionale di estrema destra, l’Enl, hanno fatto dell’industria dei sequestri la principale fonte di finanziamento.
Ingird Betancourt, prima di essere rapita scrisse un libro, “Forse mi uccideranno domani” dove racconta la sua lotta per la Colombia e dove traspare la consapevolezza del rischio che aveva scelto. Ingird Betancourt, è nata a Bogotà, ma a seguito del suo matrimonio con il diplomatico Fabrice Delloye è anche cittadina francese. Il governo di Francia, in questi anni ha fatto molto per ottenere la liberazione di Ingrid, ma la stessa cosa non si può dire del governo colombiano. Mèlanie sta mettendo tutta se stessa per far conoscere questa realtà e per combattere l’indifferenza, una bestia elegante e silenziosa che sa uccidere come il killer più consumato. Per maggiori informazioni su Ingrid Betancourt visitate il sito: www.betancourt.info.
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