Consiglio comunale, polemiche velenose e partiti divisi

È mancata l'auspicata unità d'intenti tra i consiglieri; polemiche per il rinvio delle variazioni di bilancio, duri botta e risposta sul Piano provinciale rifiuti

Una serata di dibattiti acrimoniosi,con polemiche spesso stucchevoli e pretestuose tra le parti, non è bastata a riportare un minimo di unità nel Consiglio comunale, diviso sulla questione delle osservazioni al Piano provinciale rifiuti. La spaccatura fondamentale ed insanabile era quella tra DS e Margherita, intenzionati a non presentare alcuna osservazione al Piano e a chiede invece che esso venisse ristudiato da capo, e il centrodestra e Rifondazione Comunista, che per motivi diversi ritenevano necessario attenersi al programma inviando a Villa Recalcati i rilievi sul testo del Piano (anche se Rifondazione ribadiva la fondamentale contrarietà al piano).

La serata in Consiglio si era aperta con una polemica da parte del centrosinistra per il rinvio ad un consiglio comunale straordinario, convocato per il 27 ottobre dal presidente Speroni, della discussione sulle variazioni di bilancio. Subodorando gravi divisioni nella maggioranza dietro la lotta in corso sui tagli agli investimenti, Valerio Mariani (Margherita) ha dichiarato: "Se non vi vanno questa Giunta e questo Sindaco, votate la sfiducia e sciogliamo il Consiglio". Per ora non se ne è fatto nulla, ma chissà. Anche Audio Porfidio (La Voce della Città) aveva punzecchiato il Sindaco Rosa: "Vorrei sapere cosa rappresento per lei, visto che mi fa chiamare dalla sua segretaria mentre chiama di persona tutta quanta l’opposizione. Comunque sono contento: le segretarie restano, i Sindaci cambiano. Speriamo presto". Dal centrosinistra si sono ribadite accuse di "incapacità" (Grandi, Progressisti: "rinviare una decisione di un mese vuol dire rinviare opere di anni") e di aver fatto "figuracce istituzionali" (Corrado, Rifondazione) sulla questione del bilancio. Crespi (FI) ha negato che vi fossero scadenze tali da mettere fretta per l’approvazione del bilancio, salvo essere smentito dal presidente Speroni: si devono approvare le variazioni entro il 31 ottobre per poter rinegoziare nei termini alcuni mutui.

Sul Piano provinciale rifiuti ancora Mariani ha rilevato nel business del Cdr e nello "scaricabarile" sui sub-ambiti del processo decisionale i difetti principali dello strumento di analisi e gestione del problema rifiuti: da qui l’ostinazione di Margherita e DS nel rigettare in toto il Piano "perchè non recepisce le istanze della città di Busto Arsizio". Niente più deleghe in bianco al sindaco, ha avvertito Mariani: e Rosa, nel rispondere, ha a sua volta avvertito i rappresentanti bustocchi in Provincia di "prendersi carico delle nostre osservazioni e farle integrare nel piano, altrimenti, se si ignorano come fatto per quelle relative alle linee guida, questa discussione diventa una pantomima e basta". In aula erano presenti vari esponenti del Comitato ecologico inceneritore e ambiente di Borsano, con magliette recanti scritte quali "No al piano provinciale rifuti, subito la convenzione" e "Farioli e Marco Reguzzoni, ricordatevi che siete di Busto. I cittadini vi giudicano". Il dibattito in aula, acido e dai toni avvelenati, si è svolto come una partita a carte con il morto. Il "morto" era l’assessore all’Ambiente Gianni Buzzi, clamorosamente assente durante la discussione. Da un lato la maggioranza contestava a più riprese a DS e Margherita di non aver contribuito alla redazione delle osservazioni, dall’altra si ribatteva che con le osservazioni di fatto si approvava il Piano e la sua linea. Velenoso lo scontro tra Enrico Salomi (Udc) e il centrosinistra, quando Salomi ha letto i sette punti di una proposta di DS e Margherita. Fra questi, si chiedeva che Fontana fosse sostituito alla testa della commissione Ambiente da Angelo Verga dei Progressisti, e che Rosa rinunciasse all’azione legale in corso contro Accam e troncasse ogni rapporto con i comitati cittadini ("la claque del sindaco" secondo il capogruppo progressista Grandi). "Comitati e tribunali intervengono quando la politica ha fallito, bisogna mettersi ad un tavolo con Accam e discutere,o l’impianto si chiude o lo si ristruttura, e allora durerà ben più di 15 anni" ha detto Grandi. Gigi Farioli ha difeso con appassionata oratoria le proprie posizioni, ponendo la questione in questi termini: "Andare avanti così fino al 2020 o ristrutturare radicalmente Accam?" Verga (Progressisti) ha rilanciato: "Col Cdr qui arriveranno rifiuti da tutta Italia e oltre: abbiate il coraggio di dire che qui non si farà niente ,è inutile presentare osservazioni al Piano".

Si sono segnalati, durante la discussione, anche interventi di Corrado contro la scelta del Cdr ("per produrlo si creano puzza e miriadi di mosche, l’ho visto coi miei occhi a Dalmine, basta la raccolta differenziata per creare rifiuti secchi"), e di Grandi contro Rifondazione – "si assumerà la responsabilità di aver fatto del male al centrosinistra votando queste osservazioni". "Giallo" finale sulle dichiarazioni del capogruppo di Forza Italia Paolo Genoni, di professione medico a Borsano, che ha accusato l’impianto Accam di essere potenzialmente la causa di varie morti per tumore. Immediata la reazione dei suoi compagni di partito,  con Crespi che lo accusava del reato di procurato allarme, mentre il solo Fontana prendeva le sue difese. "Parlavo a titolo personale, ma in tribunale allora ci dovrebbe finire anche il parroco di Borsano" ha riposto Genoni, irritato ed offeso. Al voto finale l’assemblea respingeva due emendamenti di Rifondazione Comunista che intendeva eliminare dal piano la scelta a favore del Cdr e garantire che i rifiuti non potessero giungere da fuori provincia; stesso destino per la delibera del centrosinistra volta a bocciare il Piano, approvate viceversa le osservazioni della maggioranza. Quel che è certo è che per Busto al momento non si promette nulla di buono; ben che vada, il Piano si risolverà in un nuovo nulla di fatto.

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Pubblicato il 21 Ottobre 2005
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