Formigoni nel rapporto Onu su “Oil for food”
Un intero capitolo sullo scandalo del pertrolio irakeno dedicato al governatore, che si difende: «Mai ricevuto un solo centesimo dall'Iraq»
E’ stato pubblicato questa sera alle 17 sul sito http://www.iic-offp.org/story27oct05.htm , il rapporto della commissione Onu sullo scandalo di Oil for food. Nei documenti pubblicati su internet si legge il risultato dell’inchiesta che riguarda i lavori della commissione che da 18 mesi sta indagando sugli illeciti legati al programma delle Nazioni Unite. Nelle fasi salienti del rapporto – un densissimo ciontenitore di informazioni, con schede e relazioni che riguardano numerosi paesi occidentali – risulta che "Documenti ufficiali iracheni e del ministero del petrolio indicano che il governo iracheno ha accordato oltre 27 milioni di barili di petrolio in undici fasi nel nome di Roberto Formigoni, presidente della Lombardia". Secondo quanto risulta dal rapporto, che cita in una sua parte (pagina 89 “Report on programme manipulation”, “oil transaction and illegal Payments” sect. B “Roberto Formigoni/Marco Mazarino de Petro) "Oltre 24,1 milioni di questo petrolio sono stati utilizzati. Queste quote di petrolio tuttavia non furono trattate da Formigoni, ma da Marco Mazzarino De Petro, amico di Formigoni da trent’anni, che a quei tempi stava lavorando come consulente pagato nell’ufficio del presidente della Regione".
Secondo la commissione, l’esame degli incartamenti "non rivela che Formigoni ricevette profitti dalla vendita di questo petrolio", anche se "nonostante molti tentativi il comitato non è stato in grado di ottenere la cooperazione di Formigoni o della Cogep" e che "Formigoni ha negato di aver ricevuto quote di petrolio".
Diverse le società coinvolte nello scandalo: "Attraverso un accordo con una compagnia locale Costieri Genovesi Petroliferi (Cogep) De Petro ricavò almeno 800 mila dollari di profitti dalla vendita di questo petrolio attraverso una serie di conti a nome Candonly Ldt., il nome dato a tre compagnie di facciata che lui controllava”.
"De Petro – si legge nel rapporto – ha detto di aver contattato l’ufficio di Tareq Aziz per fare altri acquisti di petrolio nell’ambito del programma. De Petro ricordò che Formigoni menzionò la Cogep a funzionari iracheni durante la loro visita ufficiale in Italia nel 1998, ma asserì di non aver dato una lira da questa attività a Formigoni". Nel rapporto spiccano marchi come Volvo e Daimler Chrysler, ma anche Agip Petroli spa, Co.Ge.p., Fimol, Finasi, Ies italiana Energia e servizi spa, Italtech, per citare alcune delle aziende italiane, assieme ad altre 4.500 compagnie in tutto il mondo.
«Sono andato in Iraq per liberare 300 ostaggi italiani là detenuti e della cui sorte nessuno si interessava – ha fatto sapere in serata il governatore lombardo alle agenzie – . Nelle mie missioni internazionali ho accompagnato e segnalato i nomi delle aziende lombarde e italiane, grandi e piccole, desiderose di lavorare con l’estero. Se queste aziende hanno ottenuto lavoro, come spesso è capitato, ne sono orgoglioso, ma le modalità con cui ciò è avvenuto sono sotto la loro totale responsabilità». E alle accuse Formigoni risponde: «Confermo di non aver mai ricevuto dall’Iraq né una goccia di petrolio, né un solo centesimo».
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