GNOKPOLITIK

Post it – Dove si fa un po’ di zapping, si parla di Roma Capoccia e si fa un inaspettato incontro
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Venerdì sera in seconda serata quattro reti nazionali su sei mandavano in onda programmi dedicati alle polemiche suscitate dalla trasmissione di Celentano Rockpolitik. E’ la riprova, assieme a un’altra catena di episodi, che la libertà di espressione in Italia fa scandalo ed è guardata con sospetto. In nessun paese normale una trasmissione che rimastica cose risapute come quella del Molleggiato avrebbe suscitato altrettante discussioni. Piuttosto, nessun commento ha messo in luce un aspetto implicito nel grande caos seguito a Rockpolitik: da Del Noce e Landolfi in giù nessuno ha preso in considerazione un’ipotesi elementare. E cioè che qualche milione di italiani, dopo aver visto Celentano come qualsiasi altro programma, sia in grado di formulare pensieri del tipo: “Però…mica male” piuttosto che “Maria, che puttanata!”. No, per la classe dirigente televisiva il pubblico è solo un bamboccio idiota da prendere per mano verso l’ennesima trasmissione sul vero caso che inquieta l’Italia: il divorzio Albano – Lecciso.

CIVE
S ROMANUS SUM – Non abbiamo ben capito a che titolo il sindaco di Roma Walter Veltroni si sia sentito in dovere di chiedere scusa a Varese, cortesia peraltro malamente ricambiata. I fatti, per chi se li fosse scordati, sono i seguenti: due anni fa la squadra capitolina di basket viene a giocare a Varese; qui il romano Carlton Myers, giocatore di colore, viene subissato di cori razzisti e al termine dell’incontro è pure bersaglio di un’aggressione e di una sassaiola ad opera degli ultras varesini, a stento contenuti dalla polizia. Veltroni giustamente si indigna, così come aveva fatto davanti ai cori antisemiti dei tifosi della Lazio mentre a Varese, more solito, l’episodio viene minimizzato. Anzi, qualche anima bella sostiene che il provocatore è Myers (come nelle peggiori barzellette: noi non siamo razzisti, però loro sono negri!). Adesso Veltroni chiede scusa per i suoi giudizi ottenendo risposta dalla curva degli ultras varesini (“Se si fa vedere qui lo fischiamo”) e dal presidente della Provincia Reguzzoni (“Venga pure, ma dovrà pagare il biglietto”). Giusto per rimarcare la differenza che passa tra una metropoli e una provincia.

CURVA NORD – Sul finale della crisi politica di Varese ha fatto irruzione una figura inedita, i Giovani Padani, che si sono presentati in forze durante l’ultimo consiglio comunale inalberando striscioni contro gli ex alleati di centrodestra (“Meglio soli che male accompagnati” e “Dopo tre anni l’alleato puzza”). Come a tutti gli ultras da stadio è perfettamente inutile spiegare ai giovanotti che senza Forza Italia e An la Lega non avrebbe potuto portarsi a casa le decine di sindaci, assessori, parlamentari e consiglieri d’amministrazione varie di cui ha fatto incetta in questi anni alla faccia dell’odiata partitocrazia. E tutti loro sarebbero rimasti in qualche osteria a intonare le canzoni di Van de Sfroos. Per loro si tratta solo di un fastidioso dettaglio. Ma il bello capita quando il chiassoso gruppo viene allontanato dall’aula; uscendo, uno dei Giovani Padai si avvicina alla fila dei consiglieri leghisti e col dito puntato intima loro: “Dal prossimo giugno tutti quelli che siedono qui dovranno indossare il fazzoletto verde!”. Eia eia, trallallà!

FACCELA VEDE’, FACCELA TOCCA’ – Cosa fare per espiare la vergogna di Lapo Elkann, sopraffatto da un’overdose di cosa in compagnia di alcuni transessuali? Una volta si sarebbe recitato un bel rosario, la Lega Nord indice invece la festa “Gnok e rock”, dove il primo dei due termini non ha nulla a che vedere con la gastronomia ma vuole semplicemente riaffermare gli istinti del maschio. Il quale, anche in Padania, la donna la vuole così, in bella mostra come un quarto di bue e via andare. Tanto per riaffermare i valori cristiani dell’Occidente, rimaniamo in attesa di una bella gara di rutti e una di barzellette sui terroni.

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Pubblicato il 22 Ottobre 2005
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