La provocazione: «Delegittimiano lo studio»

Con una laurea in ingegneria, si occupa di etica e di formazione del personale. Il percorso del professor Luciano Traquandi è l'emblema del mondo che cambia

Da anni si occupa di filosofia, etica, pedagogia, risorse umane. Una laurea in ingengeria elettronica presa per compiacere i genitori. Tre cattedre: alla Liuc, all’Université Jean Moulin di Lione e all’Arizona State University.

Da alcuni anni il professor Luciano Traquandi  ( il primo a sinistra) è il relatore di punta all’Orientagiovani, per il suo modo di parlare, estremamente dinamico, e per la sua visione della formazione.

«Se rendessimo illegale lo studio forse otterremmo effetti estremamente positivi – dice in tutta tranquallità il professor Traquandi – centreremmo il risultato di avere studenti che si impegnano per il solo gusto di trasgredire. Quello che si dovrebbe fare effettivamente, però, è delegittimare lo studio. Quanti di noi sono disposti a privarsi del proprio titolo e della propria carriera scolastica per mettersi in gioco? Nella nostra cultura è improbabile. Ma sarebbe rivoluzionaria anche negli Stati Uniti che sono indubbiamente più avanti: ho fatto questa domanda agli studenti di Harvard e nessuno si è detto disposto ad accantonare un investimento economico di quella portata, a rinunciare a quel marchio per competere con tutti gli altri.Qualche ragazzo , però, ha recepito il messaggio: dobbiamo arrivare al punto di non aver bisogno di investiture esterne ma di costituire noi stessi una garanzia».

Rivoluzionario e a tratti stupefacente, il professor Traquandi vuole semplicemente far passare il messaggio che il solo investimento necessario è quello su sè stessi: « A questi, come a tutti i ragazzi, dico sempre di fare scelte che piacciono al di là delle richieste del mercato. A vent’anni si deve seguire l’istinto, a venticinque ci si impegna per entrare nel mondo economico, secondo le proprie inclinazioni».

Detto da una persona che ha studiato ingengneria per occuparsi di etica sembra veramente la formula vincente: « Ciò che si studia deve essere una parte della propria crescita – afferma il docente della Liuc – nessuno deve fare l’errore di confondere ciò che si fa con ciò che si è. Bisogna superare il vecchio assioma del valore sociale dell’individuo legato alla posizione che occupa. In un terreno così friabile come il nostro, non ci si può fermare al lavoro che non dà certezze. La sicurezza dobbiamo raggiungerla in noi, sicuri del nostro valore».

Discorsi forse difficili per giovani che si affacciano alla vita e che non si sono mai posti il problema del mondo che cambia. Ma in quelle parole c’è il segreto della "professionalità" competenze che non si limitano alle nozioni tecniche ma che abbinano l’ "arte",  il plus valore del proprio essere.

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Pubblicato il 14 Ottobre 2005
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