Le Acli si interrogano sul futuro della provincia

Dal convegno in onore del sessantesimo emerge un'analisi poco incoraggiante della situazione attuale. Necessarie forti azioni correttive ad opera di tutti gli attori del territorio

Un tessuto sociale non coeso, poca attenzione intorno alle tematiche dello sviluppo sostenibile, e da parte delle istituzioni interventi non abbastanza significativi sulle principali componenti morfologiche del territorio. Le soluzioni? «Essere globali nel locale, innovare attraverso l’esistente e dare vita ad un’agenzia territoriale che, raggruppando tutti i principali attori che, a livello politico, economico e sociale operano sul territorio, sia in grado di proporre interventi concreti da mettere in atto per il rilancio dell’intera Provincia». Questo il punto di vista di Mario Banfi, delle Acli Varese, emerso a conclusione del convegno “Le Acli leggono le prospettive sociali della nostra Provincia nel sessantesimo anniversario della loro fondazione”, tenutosi questa mattina al Collegio De Filippi nell’ambito del programma di appuntamenti che l’associazione ha organizzato per celebrare il 60° compleanno di presenza a Varese.

I dati generali dell’analisi, realizzata in collaborazione con l’Università dell’Insubria e la Camera di Commercio, confermano tendenze già in atto in Lombardia e nell’intero paese. Progressivo invecchiamento della popolazione, aumento dell’imprenditoria straniera, forza lavoro in diminuzione nel settore industriale e in aumento nel settore dei servizi, incremento del lavoro atipico e, purtroppo, anche del lavoro nero e minorile. Con riferimento alla morfologia più tipica del nostro territorio si assiste ad un calo drammatico dell’industria manifatturiera, ad uno sviluppo del settore turistico e alberghiero non in linea con la volontà dichiarata dalle istituzioni di rilanciare il territorio da un punto di vista turistico, e alla presenza di un unico settore trainante: quello edile, con il corollario delle attività immobiliari.

Quello che invece emerge a conclusione del percorso è una sorta di classifica dei punti di forza e dei punti di debolezza del territorio. Come elementi positivi emergono un benessere ed una imprenditorialità diffusa, la presenza di prodotti di qualità, l’aumento di scambi con l’estero, una bellezza naturalistica e paesaggistica senza paragoni, un incremento dei centri di sapere e la presenza di un hub internazionale. A fronte di ciò, una cultura ancora poco legata al territorio, livelli di inquinamento elevati, una tendenza diffusa alla deindustrializzazione, la perdita di competitività, l’evidente debolezza infastrutturale. E ancora: l’assenza di poli del credito, un terziario avanzato sempre più debole, carenze nella classe dirigente e poco scambio generazionale. 7 vs. 9 dunque. Di strada da fare ce n’è ancora. Almeno secondo le Acli.

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Pubblicato il 01 Ottobre 2005
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