PositiVAibration, una festa per il dialogo

Gli immigrati residenti in città sperano che il corteo di domenica sia il primo passo verso un pieno processo di integrazione

A tre giorni dall’evento, continuano ad arrivare adesioni a PositiVAibration, la grande manifestazione contro il razzismo in programma domenica. Una ”street parade” per le vie della città, un corteo con carri e musica per dire no a coloro che, nel 2005, pensano ancora di poter giudicare le persone in base al colore della pelle.

 

Nessun affronto, nessun oltraggio alla memoria di qualcuno, semplicemente un messaggio di dialogo e di convivenza fra culture diverse. «Come si intuisce dal nome della manifestazione lo spirito è positivo – afferma Thierry Dieng dell’Anolf Cisl – non siamo contro nessuno. Vogliamo però affermare con forza che in tempi di globalizzazione, in cui le persone si incontrano e si mescolano in ogni angolo della terra, il razzismo è simbolo d’ignoranza oltre che d’intolleranza». Concetto condiviso anche da Amani Jacques, segretario del “Coordinamento immigrati” della Cgil: «L’unica razza è la razza umana, spero che la manifestazione di domenica possa essere il primo passo verso una società multiculturale». Per gli immigrati che vivono a Varese si tratta di un appuntamento importantissimo, come sottolinea Serge Swambi, studente camerunense dell’Università dell’Insubria: «Spero che tanti stranieri partecipino al primo vero tentativo di instaurare una convivenza pacifica tra comunità diverse». Secondo Serge gli immigrati vorrebbero integrarsi nella società italiana, ma spesso è proprio la società che fa fatica ad accoglierli: «Ho partecipato attivamente alle primarie dell’Unione, far votare gli immigrati residenti è stata una bella iniziativa ma non è stata gestita molto bene; molti stranieri erano male informati su come fare a partecipare, non c’è stato un pieno coinvolgimento». Entusiasta dell’iniziativa è anche Samir Baroudi, portavoce della comunità mussulmana della provincia di Varese: «Parteciperò di sicuro, spero che la manifestazione lanci un messaggio di speranza per quanto riguarda la convivenza civile ed il rispetto della diversità»

Il corteo sarà una festa e non solo. A partire dalla scelta del nome si vuole un momento positivo, che sappia guardare avanti e non scendere in polemiche inutili. Varese fatica a reagire alle provocazioni culturali. Il dibattito su Varese città razzista ha tenuto banco per molti mesi. «Nessuna città merita l’appellativo di razzista, tanto meno Varese – afferma Enzo Laforgia, storico varesino e coautore del libro “Intolleranze” -. In questa città ci sono fenomeni presenti in molti altri capoluoghi d’Italia, da nord a sud. Ciò che colpisce è l’indifferenza rispetto ad un fenomeno che non si può fare a meno di ignorare. La politica e la società civile un tempo si facevano carico responsabilmente dell’immigrazione perché considerata una risorsa, oggi invece viene concepita solamente come un problema».

Gli organizzatori si aspettano quindi che domenica scenda in piazza – oltre alla solita ma marginale “ Varese che non ci sta” – anche parte di quella maggioranza non razzista ma che fino ad ora è stata silenziosa complice degli episodi di tolleranza avvenuti i città. Le premesse ci sono tutte. Le adesioni, oltre che numerose, sono anche varie. Hanno infatti aderito partiti e cooperative, sindacati e comunità religiose, associazioni e gruppi musicali. Domenica deve essere una bella giornata di musica e di festa, qualsiasi altra cosa sarà solamente uno sgradevole fuori programma.

 

 

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Pubblicato il 20 Ottobre 2005
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