Quando le imprese erano responsabili
Ospite ieri, all'Insubria di Varese, il sociologo Luciano Gallino ha commentato i cambiamenti che hanno rivoluzionato l'economia degli ultimi anni
Come è cambiata l’economia negli ultimi dieci anni? Lo ha spiegato Luciano Gallino, ordinario di sociologia all’università di Torino ieri sera nel primo incontro di “Nonsoloeconomia”, il ciclo di conferenze proposte ogni anno dall’università dell’Insubria di Varese e coordinate dai professori Gioacchino Garofoli e Lelio De Michelis.
«Quelli che in passato erano i colossi dell’industria manifatturiera – ha spiegato il sociologo – oggi si occupano quasi solo di servizi e le imprese, che rappresentavano il luogo della produzione, dello scambio e dell’innovazione, oggi si dedicano a tempo pieno a far crescere il valore delle loro azioni».
Sono tre, secondo Gallino, i profondi mutamenti che negli ultimi anni hanno rivoluzionato l’economia: «Sono cambiate la concezione di impresa, le strutture di governo e le strategie industriali. Fino agli anni Ottanta lo scopo primario dell’attività economica era quello di creare dei margini di profitto potenziando la produttività e le dimensioni aziendali, oggi invece le imprese lavorano per far crescere il loro valore azionario, con qualunque mezzo».
Luciano Gallino è stato ospite all’Insubria anche lo scorso anno. In quell’occasione aveva trattato gli aspetti principali della crisi industriale italiana puntualizzando quelle, che secondo lui, erano state le occasioni perse dall’Italia negli ultimi anni. Tra le grandi industrie citate dal sociologo c’era anche
Questo modello di gestione si contrappone con quello descritto nell’ultimo libro del sociologo “L’impresa irresponsabile”: «I nuovi investitori, soprattutto quelli istituzionali (fondi pensione, fondi di investimento e compagnie di assicurazione ) guardano ormai solo il valore delle proprie azioni e come questo più crescere. L’occupazione, la produzione ed anche il fatturato sono passati in secondo piano. Ciò che conta è far rendere al massimo il capitale investito. Se l’impresa di un tempo mirava a trattenere e reinvestire le risorse, economiche ma anche umane, quella di oggi ragiona con l’idea del “taglia e distribuisci”. La regola è fidelizzare all’impresa un ristrettissimo numero di persone e lasciarle ruotare attorno una grande quantità di lavoratori “fluttuanti”».
Gallino ha osservato anche il mutamento delle strategie industriali: «È l’avvento del “breveperiodismo”: nella produzione e nella ricerca, difficilmente si guarda ad un orizzonte temporale di medio o lungo periodo. Basta guardare piani e obiettivi: la loro scadenza difficilmente va oltre l’anno se non addirittura oltre i sei mesi».
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