Stato, Regioni e devolution: c’è chi dice no alla riforma

Presentato ufficialmente al pubblico il Comitato in difesa della Costituzione. Ne hanno parlato l’avvocato Celiento e il docente di diritto Angiolini

Prima uscita pubblica, ieri sera giovedì 27 ottobre, per il neonato Comitato in difesa della Costituzione di Busto Arsizio. In modo del tutto inusuale, la serata parte con momento di intrattenimento di Elis Ferracini e dei sui burattini con lo spettacolo “Sotto forma”. Per la presentazione ufficiale invece, avvenuta all’interno della Sala delle Conferenze del Museo del Tessile, prende la parola il professor Vincenzo De Lellis, che spiega che il «comitato è in fase di costruzione. Al momento hanno aderito varie associazione fra cui Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), il Gruppo spontaneo antifascista, Libertà e Giustizia oltre a vari partiti del centro sinistra, organizzazioni sindacali, circoli e associazioni del territorio. Speriamo che da stasera anche singoli cittadini vogliano aderire a questa nuova realtà». L’avvocato Vittorio Celiento, presidente degli avvocati di Busto, in veste sia di sostenitore del comitato che di presentatore del vero ospite – il docente di Diritto Costituzionale presso l’Università Statale di Milano Vittorio Angiolini attacca senza remore la riforma della Costituzione in queste settimane all’ordine del giorno dei lavori del Parlamento. «Se siete qui – ha esordito l’avvocato riferendosi al pubblico  – è perché avete quella passione civile che ha guidato i Padri della Patria. È una passione che nasce spontanea in questi mesi di caos in cui non assistiamo alla solita “riformetta”, ma a una ferita che porterà allo svuotamento dei principi fondamentali della nostra Carta. Assistiamo allo scempio di 55 articoli nato non attraverso un processo culturale ampio, ma dall’incontro in una baita fra chi è al Governo. Un Governo che da cinque anni si muove non nell’interesse nazionale, ma con l’idea di “portare a casa” quello che conviene in una logica spartitoria e ricattatoria». Il comitato, nelle parole di Celiento, sembra quindi nascere con l’obiettivo di organizzare il prima possibile il referendum popolare e di promuovere la difesa strenua della Costituzione.

In cosa consiste quindi questa riforma costituzionale? «La mia sensazione – spiega Angiolini – è che questa modifica nasca per motivi sbagliati e venga portata avanti in modo altrettanto scorretto». Il docente di Diritto parte quindi ad analizzare la motivazione, ovvero il fatto che il testo è vecchio, ma, contesta, «non mi pare che sia così, dato che ci sono parti che non sono state attuate e che in realtà sta venendo a maturazione solo ora. Piuttosto, l’esigenza di questo cambiamento ha una data precisa: il 1993 e la crisi dei partiti. Questo significa che la riforma è diventata un elemento della lotta politica e un’alibi, è solo un fatto strumentale». Per quanto riguarda invece i contenuti, Angiolini lamenta la trasformazione di due istituti come il Consiglio Superiore della Magistratura e la Corte Costituzionale in «strumenti della politica» in seguito all’aumento dei membri di nomina politica. «Questo è un passo indietro, si torna ad avere più potere politico e meno tutela giudiziario». Ancora, parla di «riforma vecchia e illiberale perché da una parte crea una figura del Primo Ministro con poteri che nessun’ altra figura in Europa ha, e non certo il Primo Ministro inglese a cui dicono di ispirarsi. Di contro, quello che impropriamente chiamano federalismo, cioè l’accrescimento dell’autonomia delle Regioni, è forse impraticabile». Con la devolution infatti diventano materie di competenza esclusiva delle Regioni le scelte in tema di programmi scolastici, assistenza sanitaria e polizia locale. «Come la mettiamo con il fatto che ad esempio la sanità lombarda è livelli così alti perché è sovvenzionata da fondi nazionali? La libertà regionale di cui parlano, sarà anche finanziaria…»

A fine serata, il messaggio era ormai chiaro. «Bisogna fermare questo processo degenerativo che porta a una destrutturazione dei diritti contrapponendo un potere forte al centro e un potere locale destrutturato».

Quattro gli interventi venuti dal pubblico, fra cui quello di una signora che ha ricordato come fra le nuove generazione sia quasi del tutto assente la «coscienza di quello che è il popolo italiano. Questo è un argomento non facile: come faccio io a fare proselitismo per favorire il referendum, cosa posso dire agli altri?». Per il momento però a questa domanda non è arrivava ancora una risposta. Certo è che qualcuno a fine serata ha deciso di aderire al Comitato, a cui però, in due ore di incontro, non è stato forse concesso lo spazio necessario per capire realmente cosa sia e come è nato.

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Pubblicato il 28 Ottobre 2005
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