Abbiamo cantato l’emozione della montagna
Giacomo Campiotti, regista di "Mai più come prima", ha scelto il Coro Montenero per la colonna sonora di "Mai più come prima"
Un film che parla della montagna non puo’ fare a meno di un coro di alpini. Giacomo Campiotti, regista di "Mai più come prima", ha scelto il Coro Montenero di Alessandria, che ha accettato con entusiasmo di entrare in sala di registrazione.
Il Montenero è un ensemble composto da 32 elementi con una discreta esperienza alle spalle: ha già inciso due cd e soprattutto ha fatto numerose tournée in Italia e all’estero.
«La realizzazione della colonna sonora ci ha portato a confrontarci con un nuovo tipo di difficoltà – spiega Marco Santi (foto sotto), direttore del coro Montenero -. Il tutto è durato circa un mese: dopo aver appreso le singole parti ed aver "montato" i diversi brani a quattro voci, è stato necessario prendere visione delle scene cinematografiche al fine di trovare la giusta espressività. Ritengo che questa esperienza sia stata un’occasione di crescita per noi e che gli apprezzamenti con i quali è stato fino ad oggi accolto il film di Campiotti rappresentino la più completa gratificazione per ogni corista».
Senza cedere alla facile tentazione di proporre uno o più canti di montagna, magari scegliendo tra quelli più famosi, il regista ha fatto ricorso a brani corali privi di testo, capaci però di comunicare i sentimenti e le emozioni tipiche dei canti di montagna: l’allegria spensierata, lo stupore, la sonorità fluttuante, ricca di crescendi e diminuendi, che sembra inglobare in sé il soffio del vento fra le cime montagnose. Il film è un susseguirsi di emozioni, a volte gioiose a volte drammatiche, tipiche del periodo adolescenziale.
Questi aspetti appartengono da sempre al canto alpino, e pervadono non solo i testi e le melodie delle molte canzoni che la tradizione ha plasmato, bensì anche la vocalità stessa di queste compagini canore, in cui le voci maschili offrono una ricca tavolozza di sonorità, dai suoni profondi dei bassi alla sottile e acuta voce dei tenori primi, dagli impasti eterei alla virilità e alla solennità dei "fortissimo".
La parte corale è poi stata sovrapposta, in taluni momenti, alle parti orchestrali – eseguite Orchestra Classica di Alessandria – in modo che le due compagini si fondessero in una sola entità sonora. In altri casi il coro si appropria invece di temi strumentali, conferendogli una nuova e suggestiva veste timbrica.
Al di là della pregevole fattura compositiva, realizzata dalla "Bottega del suono", di Pierangelo Fornaro e Corrado Carosio, ciò che colpisce è la forza evocativa dell’evento sonoro, capace di valorizzare situazioni e immagini senza sovrapporsi ad esse.
«La natura – aggiunge Mauro Fiorini, baritono e portavoce del coro – si offre all’approccio dell’uomo in modo immediato, con i suoi colori, i profumi, quasi rievocando un mondo ormai estraneo dal vivere "urbano"; l’alba e il tramonto, con le loro tinte cangianti, sempre diverse, richiamano lo sguardo di chi, spoglio dei mille affanni quotidiani, del traffico e dei rumori, guardando il cielo scruta anche se stesso; dalle dolci vallate i sentieri impervi ti invitano a salire, sempre più in alto, accettando la fatica e i pericoli solo per soddisfare la volontà di farcela, di arrivare. Arrivare lassù dove, più vicino al cielo, speri di trovare anche una maggior stima delle tue forze e del tuo coraggio».
(sopra: la sezione baritoni, il primo da sinistra è Mauro Fiorini)
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