Gli Erasmus si fanno…con le finestre
Un percorso personalizzato per creare l'occasione di un semestre all'estero: questa la politica praticata dall'Insubria
All’Università dell’Insubria la passione per l’estero è nata lentamente e tra mille ostacoli.
In questi ultimi anni il grande lavoro organizzativo dell’ufficio che segue l’internazionalizzazione ha cominciato a produrre qualche prezioso frutto.
Gli accordi bilaterali sono, ad oggi, 78 e gli studenti in arrivo dall’estero sono stati 21, contro gli 8 dell’anno scorso e i 10 del 2003/2004.
Il risultato confortante è stato reso possibile grazie ad una politica di incentivazione che ha portato all’individuazione di alcune sistemazioni standard per gli studenti: «In effetti il problema dell’alloggio rimane di difficile soluzione – spiega la professoressa Maria Paola Viviani Schlein, delegata del Rettore per gli scambi – A Varese ci appoggiamo al collegio De Filippi che, però, ha dei prezzi ancora un po’ troppo elevati. Il lavoro del nostro ufficio è incessante nel campo dell’accoglienza, così il ragazzo si sente seguito e ne trae un’impressione favorevole».
E se gli stranieri sono in aumento, meno brillante è stato il risultato sul fronte degli studenti insubri in partenza. Quest’anno sono stati 33 provenienti dalle 5 facoltà tra Varese e Como. In netto calo rispetto ai 38 del 2004 e del 2003, un risultato raggiunto faticosamente data la giovane età dell’ateneo e degli sforzi fatti per farsi conoscere ed apprezzare: «Nessuna disaffezione – commenta la docente – anche perchè ai bandi si sono presentati più studenti dei posti disponibili. Secondo me è subentrata una questione economica: le famiglie devono supportare i propri figli e, nonostante il sostanzioso contributo che l’Insubria riconosce, l’esperienza è sempre abbastanza impegnativa».
Per l’Insubria, dunque, i risultati dell’Erasmus non sono dipesi dalla riforma: nel 2002, anno del 3 + 2, le partenze furono 34 che crollarono a 27 l’anno successivo, contenendo le "perdite" solo grazie alla nutrita migrazione da "medicina", facoltà non interessata dalla riforma e che l’anno prima aveva registrato una sola esperienza. Nessuno partì tra gli studenti di scienze a Como.
Il trend ricominciò a salire dal 2003-2004 con 38 studenti all’estero, e così avvenne anche nel 2004-2205: «I disagi creati dalla riforma – ricorda Maria Paola Viviani Schlein – ci indussero a prendere provvedimenti. Così 4 facoltà su 5 ( l’unica esclusa fu Scienze di Varese) decisero di creare percorsi personalizzati per gli studenti che volevano fare un’esperienza straniera. Con la collaborazione di un tutor il ragazzo costruisce il suo percorso in modo tale da avere "finestre" per crearsi un semestre all’estero. Di solito è possibile fare l’esperienza già al secondo anno o, come spesso accade, che ci si trasferisce per scrivere la tesi. La possibilità di fare un percorso personalizzato è legata, però, alla facoltà: ci sono percorsi più flessibili e insegnamenti più rigidi».
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