Maestro di casa, l’alta sartoria del catering
Attenzione alle esigenze del cliente, nessun limite alla fantasia e continua ricerca di novità: così è nato il successo di una delle prime agenzie di catering in Italia, appena "sbarcata" a Varese
L’appuntamento è a Villa Panza, uno dei tesori della città che Antonella Trussi, responsabile commerciale dell’ufficio di Varese di Maestro di Casa conosce molto bene, perchè è una delle loro più gettonate “location”.
Lo scopo: capire meglio una realtà nuova a Varese, ma ben nota nel mondo dei servizi milanese. Maestro di Casa, attivo fin dagli inizi degli anni 90, è infatti uno dei primi catering d’Italia ed è certamente uno dei più amati dalle aziende “vip”, quelle che cercano allestimenti particolari: da Dolce e Gabbana al gruppo Diego della Valle, dalla Heineken a Cartoon Network. E che fanno richieste di ogni genere: dalla cena sul tema “Alice nel paese delle meraviglie” (con antipasti serviti su scacchiere e lasagne fatte come i grandi fiori gialli e verdi della favola) all’allestimento della zona vip dell’Heineken Jammin’ festival, che prevede di “coccolare” circa 2000 persone nel corso del grande concerto.
«A volte, scherzando, diciamo che facciamo del “catering estremo” – spiega Antonella Trussi – come quando abbiamo portato nel luogo scelto dal cliente tutto il cibo e l’attrezzatura in funivia, l’unico mezzo di trasporto possibile, o quando prepariamo un buffet per 5000 persone. Ma sappiamo dare il nostro meglio anche in situazioni più semplici…»
A Varese il team di Maestro di Casa è sbarcato da un mese e mezzo: «I motivi per cui abbiamo aperto qui sono fondamentalmente due. Uno è molto pratico: avevamo diversi lavori in questa zona di Varese che, soprattutto per quello che riguarda i privati, è meglio sviluppare direttamente “in loco”. La seconda è che crediamo che questo territorio possa dare molto, innanzitutto in termini di spazi privilegiati. Varese è piena posti dal grande valore artistico». Luoghi ideali per un matrimonio “come Dio comanda”, dove anche l’ambientazione del pranzo o della cena ha la sua importanza. «Il catering ha sempre più successo anche in eventi privati come i matrimoni, gli anniversari, le feste di Natale. Proprio a Villa Panza abbiamo allestito una festa di compleanno per una signora che non solo voleva festeggiare i 50 anni, ma aveva anche voglia di ringraziare la vita e gli amici che le erano stati vicini, regalando loro una cena speciale. E’ stato un allestimento emozionante».
Il filone classico del catering è però l’evento aziendale: «Un evento per cui tutti cercano un luogo adatto, dimenticando che molto spesso il migliore è proprio nel luogo di lavoro. Ho in mente una cena di natale della Wella realizzata nel loro magazzino: una festa venuta molto bene, anche esteticamente».
Maestro di Casa ha tre linee per i clienti: quella propriamente chiamata “Maestro di casa”, la linea Credenziere e World Banqueting. La prima è dedicata a eventi aziendali e matrimoni particolarmente raffinati, la seconda è destinata a scelte più giovani o per cene tra amici e la terza è per chi cerca menù particolari, fuori dall’ordinario. «La terza linea è richiesta in particolare dalle case di Moda, che amano allestire una cena messicana o un buffet indiano. La seconda invece è sempre più richiesta per le occasioni particolari, tra amici e parenti».
Ma qual è la moda del banqueting nella stagione autunno inverno 2005-2006? «Non sono in grado di anticiparglielo così. Non è il nostro modo di lavorare: per fare una proposta devo prima capire le esigenze del cliente» Antonella Trussi su questo punto è irremovibile. Se dopo lunghi tentativi riusciamo a scoprire che è scomparso il canapè dai buffet, che vanno alla grande le monoporzioni e che il must dell’anno è servire la frutta è giusto perché abbiamo insisitito parecchio, strappando almeno queste informazioni generali. Ma si capisce chiaramente che trova l’argomento sviante, impostato così: «Il segreto della buona riuscita di un catering è ascoltare le esigenze del cliente ed esprimerle attraverso la capacità di scegliere i luoghi, i menù e il modo di presentare i cibi. E questo è un risultato “su misura” che si ottiene solo con un rapporto unico, personale».
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