“Sono un ricercato per rapina venitemi ad arrestare”

Condannato per rapina, ha viaggiato da Palermo alla Lombardia: poi ha telefonato alla polizia

“Sono Barone Giovanni, venitemi ad arrestare”: l’operatore di turno al 113 è rimasto un po’ perplesso a udire la telefonata arrivata in questura. Un mitomane in vena di scherzi? No, tutto vero: il signor Barone, anni 35, da Palermo, era effettivamente inseguito da una condanna a tre anni per rapina e doveva entrare in carcere. Una volta tanto ha reso facile la vita alla giustizia consegnandosi spontaneamente alla polizia.
Barone era stato ritenuto responsabile di due colpi in banca commessi a Varese e Castellanza nel 2002, per i quali era già finito dietro le sbarre e poi rimesso in libertà provvisoria. L’uomo, con ogni probabilità serbava un buon ricordo del “soggiorno” e del trattamento ricevuto a Varese al punto che, divenuta definitiva la condanna,  è salito sul treno, ha risalito la penisola e ha fatto la fatidica telefonata in questura. Gli agenti della Squadra Mobile lo hanno trovato, secondo le indicazioni che Barone aveva fornito via telefono, alla stazione Fs di Varese, la valigia al piede come gli emigranti degli anni ’60. L’uomo è stato portato negli uffici di piazza Libertà e un controllo al terminale ha permesso di scoprire che effettivamente sul capo di Barone pendeva la condanna a tre anni. Quali possono essere le ragioni del bizzarro gesto? Probabilmente ha pesato il fatto che, dovendo passare tre anni in carcere, fosse meglio trascorrerli in un istituto del Nord Italia piuttosto che in un carcere difficile come l’Ucciardone di Palermo.

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Pubblicato il 30 Novembre 2005
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