Gli artigiani in campo per i bambini del mondo
Firmato un accordo tra la Fondazione San Giuseppe e il gruppo che si occupa di portare aiuto alle piccole vittime di calamità naturali
Eccolo l’artigiano “modello Geppetto”. Nessun intento canzonatorio nella scelta della metafora, anzi proprio l’opposto. Sì perché con l’accordo firmato questa mattina, tra Associazione Artigiani e Associazione Umanitaria pro bambini nel mondo, cade definitivamente il vecchio luogo comune dell’artigiano “gran lavatore”, preoccupato solo dell’andamento della sua borsa.
Da oggi, in via ufficiale, i “bambini di ogni parte del mondo” potranno contare su un valido aiuto in più, quello della Fondazione San Giuseppe voluta e costituita nel 2005 su iniziativa della Mutua Ospedaliera Artigiani e dall’Associazione Artigiani della Provincia di Varese.
L’accordo con l’associazione che ha l’ambizioso obiettivo di correre in aiuto dei bimbi vittime di disastri e di calamità naturali prevede che iniziative, ma anche fondi, siano “pilotati” là dove più occorre. Aiuto mirato e soprattutto guidato in ogni singolo passaggio perché nulla vada perso, ha spiegato il presidente dell’AUBAM (Associazione umanitaria pro bambini del mondo) Bernardo Pastori: «La nostra esperienza è cominciata quasi per caso – ha raccontato – Con un gruppo di persone, qualche anno fa, siamo partiti per portare un camion di aiuti in un ospedale russo dove erano ricoverati i bambini di Chernobyl. Vincendo le resistenze dei medici siamo riusciti a vederli: erano quelli ammalati più gravemente.
Per loro non c’era speranza, ma per i figli dei sopravvissuti sì, abbiamo pensato. Tornati a casa abbiamo cominciato ad organizzare viaggi per portare qui i bimbi di Chernobyl: in dieci anni ne abbiamo ospitati a Varese 5500».
Un’opera grande, che non può concludersi. Ed ecco quindi l’accordo con la Fondazione San Giuseppe, accordo che Pastori, artigiano lui stesso ed ex dirigente dell’Associazione di via Milano, è riuscito a raggiungere mettendo sul tavolo della Confartigianato varesina quanto è stato fatto finora e quanto resta da fare.
«Inutile mandare camion di aiuti – ha spiegato ancora Pastori – troppa burocrazia e troppi soldi , meglio molto meglio cercare di instaurare un rapporto diretto con le persone e cercare dove è possibile di migliorare la vita dei bambini, uno per uno».
Lo stesso modo di intendere la solidarietà che ha dato origine alla Fondazione San Giuseppe.
«L’Associazione Artigiani – ha detto il presidente Giorgio Merletti – ha voluto compiere un ulteriore passo nei confronti del mutualismo e della solidarietà, quindi porre al centro del suo mondo la persona con i suoi bisogni e la sue necessità. La Fondazione è uno strumento che si affianca alla Mutua Ospedaliera Artigiani e che persegue azioni di assistenza sociale orientandosi alla solidarietà e alla beneficenza attraverso la promozione di iniziative di sostegno economico e culturale di realtà bisognose sul territorio con particolare attenzione agli artigiani e alle loro famiglie».
Quindi , mentre la MOA assicura un sostegno economico agli imprenditori artigiani e ai loro familiari per i ricoveri ospedalieri, per le visite mediche e per altre spese sanitarie, come ha avuto modo di spiegare il presidente Turconi, la Fondazione San Giuseppe si occuperà di aiutare economicamente le famiglie nell’assistenza ad anziani e disabili, di coinvolgere gli imprenditori nel sociale, valorizzare gli “artigiani anziani” permettendo di mettere a disposizione degli altri le loro conoscenze, promuovere la raccolta di fondi.
«In questo modo – ha affermato Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione Artigiani – il mutualismo non perde il suo tradizionale carattere di iniziativa privata pur con indiscutibili finalità sociali e pubbliche. Le azioni della Fondazione San Giuseppe dunque, saranno mirate a ridefinire il Welfare uscendo dall’attuale e indistinta idea del “sociale” per giungere ad un concetto basato su “più Mercato, più Stato, più Società”.»
«Fondamentale – ha detto infine Bergamaschi – saranno i rapporti con le Community Foundation di Cariplo ma anche quelle di altre banche. Disponiamo di un patrimonio di partenza che ammonta a circa 500 mila euro, ma sappiamo che non può bastare per portare a conclusione i progetti che abbiamo in mente. Contiamo quindi sul coinvolgimento delle banche e sulla volontà che alcune hanno dimostrato di recuperare l’area sociale e la mutualità».
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