Naima e El Arouchy: «Non c’è rimasto più niente»

I due proprietari vivono in Italia da alcuni anni e non hanno mai avuto nemici in paese

Naima Khaldi e il marito El Arouchy M’bark guardano la serranda carbonizzata con gli occhi gonfi di lacrime mentre la parrucchiera del negozio a fianco e il barista che sta all’angolo cercano di rincuorare la coppia originaria del Marocco. Il negozio in piazza Diaz a Brenta era tutto quello che avevano. Lui era giunto in Italia nel 1988 e la sua trafila è stata uguale a quella di tanti altri immigrati nel nostro paese. Lei, Naima che è anche la proprietaria del negozio, l’ha raggiunto alcuni anni dopo quando El Arouchy si era sistemato. Poi il salto di qualità e la possibilità, quasi quattro anni fa, di aprire una macelleria Halal con un socio che poi ha lasciato per un’altra occupazione.
«Da cinque giorni questo negozio era diventato nostro – spiega Naima guardando altrove come se fosse alla ricerca con gli occhi del responsabile – dopo quattro anni di sacrifici». I due erano conosciuti e ben voluti in paese e tra i loro clienti molti erano gli italiani che si servivano da loro. «Non abbiamo nemici qui né tra gli italiani, né tra i nostri connazionali – specifica El Arouchy – non capiamo chi possa aver fatto un gesto così brutale». Il negozio è completamente distrutto, le scorte di Natale sono tutte andate in fumo. La signora del piano di sopra sta preparando le valige per trasferirsi dai parenti, è anziana e ha paura. In più lo stabile è vecchio e i Vigili derl Fuoco dovranno fare i rilievi in giornata per stabilirne l’agibilità. Resta, comunque, abbastanza lontana l’ipotesi di un gesto di stampo xenofobo, almeno in paese, ma l’origine dolosa sembra confermata dalla testimonianza di una vicina di casa che avrebbe addirittura visto qualcuno allontanarsi, ieri sera, con l’automobile dalla macelleria e, poco dopo, divampare le fiamme alte fino a quattro metri.

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Pubblicato il 02 Dicembre 2005
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