Piano rifiuti, ecco cosa non va secondo la minoranza

Dopo l’adozione da parte dell’ultimo consiglio provinciale il centrosinistra spiega le ragioni del voto contrario. «Dal 2003 al 2004 rifiuti in aumento del 3 per cento»

Rifiuti in aumento, sia pur di poco, ma anche in provincia di Varese. Un 3 per cento in più secondo l’ultimo report che analizza le quantità prodotte nel periodo tra il 2003 e il 2004. Un dato in linea con l’andamento nazionale ma che preoccupa le minoranze in consiglio provinciale, intervenute questa mattina in una conferenza stampa avente oggetto il recente piano rifiuti adottato a maggiornaza giovedì scorso dall’assemblea di Villa Recalcati.
«Avevamo proposto una mozione per la discussione del piano da parte del subambito sud occidentale, quello di Busto – ha spiegato il consigliere provinciale dell’Ulivo Gianpietro Ballardin – ma la mozione è stata respinta. Il nostro obiettivo era quello di far si che la Provincia riuscisse a dare un indirizzo preciso in materia di rifiuti, cosa che con l’adozione di questo piano non è stata fatta».
La posizione dell’opposizione era in realtà stata chiarita nel corso degli interventi in consiglio provinciale. La domanda che sorge spontanea è: cosa c’è che non va in questo piano rifiuti? Così risponde il consigliere Paolo Rizzolo, della Margherita: «
Gli aspetti che i gruppi di Centro Sinistra non condividono fanno riferimento alle strategie di prospettiva che purtroppo ancora oggi non indicano risposte concrete in merito a diverse questioni – spiega il consigliere. Nel piano non figura cosa è necessario progressivamente sviluppare in riferimento agli indirizzi espressi dalla prima parte di piano; dove territorialmente si possono localizzare gli impianti necessari allo smaltimento delle frazioni di rifiuto differenziato; quali e quanti impianti servono e quali sono le garanzie per evitare fenomeni  di danno alla salute delle persone e dell’ambiente; come devono essere costruiti, con quali risorse, attraverso quali gestioni, come e in che modo devono essere controllati e costantemente monitorati; in quale modo affrontiamo la fase transitoria al raggiungimento del regime di piano previsto per l’anno 2014».
Particolare importanza ha rivestito per i consiglieri di centrosinistra la questione di Accam. A tale proposito si è espresso Vittorio Solanti, sindaco di Samarate e consigliere di Rifondazione Comunista rappresentante quindi di uno dei 27 comuni della spa che compone Accam. Secondo Solanti il piano «rispecchia troppo gli interessi e le posizione di Busto Arsizio. Si dice no al revamping (la ristrutturazione dell’impianto nda) ma anche alla diminuzione della quantità trattata da 400 tonnellate al giorno a 220, quando in realtà, se venisse mantenuto il trend prospettato dal piano, vale a dire un livello del 60 per cento di differenziata rispetto ai valori attuali, nel 2014 si arriverebbe esattamente a 400 tonnellate al giorno: quanto oggi Accam brucia. Quindi non vi sarebbe bisogno di realizzare nuovi impianti. Noi non siamo a favore o contro Accam, ma vorremmo che la Provincia assumesse un ruolo più incisivo nella gestione della questione».

Quindi che fare? Il piano verrà ora sottoposto all’approvazione finale da parte della Regione che dovrà esprimenrsi entro tre mesi. Nel frattempo l’opposizione promette un capillare lavoro in commissione «affinchè le nostre proposte si concretizzino».
Un ultimo passaggio, ma non meno importante, è stato spiegato dalla consigliera dei Verdi Maria Dolores Sessa. «Per arrivare a questi risultati sarà importatnte da un lato continuare a sensibilizzare soprattuttto le nuove generazioni, dall’altro – ha concluso – far sì che aumenti il numero di comuni che intendono adottare i principi di Agenda 21 (ecosostenibilità nda): attualmente sono 63 su un totale di 141 dell’intera provincia»

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Pubblicato il 06 Dicembre 2005
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