Case delocalizzate ai richiedenti asilo, no dei sindaci
Ferno, Lonate Pozzolo e Somma Lombardo contrari alla pista battuta dal Pirellone. Il 7 febbraio convocato un incontro in Regione: "Vedremo se andarci", dice Gelosa
Sono oltre 400 i richiedenti asilo che ogni anno sbarcano a Malpensa con la speranza di trovare una nuova patria in Italia. È un problema che a livello regionale è sentito, per il quale l’Ufficio Case e Opere Pubbliche del Pirellone sta studiando soluzioni valide. La pista più battuta porta direttamente alle case delocalizzate di Somma Lombardo, di Lonate Pozzolo e di Ferno. Per i tre comuni dell’area di Malpensa a breve sarà licenziato il bando per chi deciderà di abbandonare la propria abitazione, mettendo fine ad anni di pressanti richieste da parte dei sindaci e della popolazione. La Regione vorrebbe usare le case delocalizzate per trovare un collocamento ai richiedenti asilo, ipotesi che gli amministratori dei Comuni dell’area Malpensa avversano con fermezza: «Abbiamo espresso più volte la nostra perplessità e contrarietà – spiega il sindaco di Lonate Pozzolo, Piergiulio Gelosa, portavoce anche delle posizioni dei suoi colleghi -. Le case nella fascia delocalizzata non possono essere abitate, sono incompatibili con la residenza, lo hanno stabilito indagini e sentenze a ripetizione. Inoltre c’è una questione di rispetto, sia per chi ha dovuto abbandonare le case sia per chi la Regione vorrebbe far stabilire: i primi hanno dovuto abbandonare abitazioni costruite negli anni perché gli è stato detto che non potevano essere abitate. Sarebbe paradossale vedere che gli stessi che hanno preso le suddette decisioni stabiliscono che altri possono un bel giorno andare ad abitarci. Per i secondi, i richiedenti asilo, non credo sia giusto che possano essere messi in case che non possono essere abitate dagli italiani. È una questione di dignità umana». Netta contrarietà alla proposta della Regione, dunque, da parte dei sindaci dei comuni dell’area dello scalo. Gli amministratori sono stati convocati al Pirellone per il 7 febbraio: «Vedremo se andarci o no – continua Gelosa – e cosa fare per ribadire le nostre posizioni. Non voglio credere che le regole cambiano in base ad un’emergenza, se fosse così non mi riconoscerei più in questo Stato. Quelle aree devono essere riutilizzate a fini produttivi, a Lonate ci sono ben 8 Km quadrati di superficie delocalizzata. Il problema della casa è sentito nei nostri Comuni, ma non è certo questo il modo di affrontare la situazione: abbiamo bisogno di investimenti e trasferimenti da parte delle istituzioni, soldi che ci sono dovuti per i servizi che offriamo allo scalo e che non ci sono mai stati riconosciuti. A Lonate ad esempio per 3 alloggi disponibili dell’edilizia popolare, abbiamo ricevuto la bellezza di 150 richieste. Cifre che fanno rabbrividire» .
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