Il primo giorno di Repubblica nel ricordo dei Varesini

Abbiamo raccolto per voi le testimonianze di chi c'era. In attesa della vostra

Sono tanti i varesini che ricordano quel giorno di 30 anni fa: personaggi chiave della cultura o della politica varesina e semplici lettori di quotidiani incuriositi dalla novità. Noi abbiamo cominciato con una prima, eccellente, "rosa" di testimonianze e ricordi.
A voi raccontare il resto, con ivostri ricordi: mandate come al solito il vostro contributo a redazione@varesenews.it  

Ho il primo numero del giornale. E’ ingiallito, ma le notizie riportate sembrano scritte ieri. In particolare l’articolo scritto dal compianto Andrea Barbato "L Italia degli scandali". Veramente un profeta! Ma…sono davvero trascorsi 30 anni? Un augurio a tutta la redazione.                                                                            Giulio Rosati da Lanciano

Quel 14 gennaio 1976 ero a Milano e acquistai di primo mattino, come mio solito, assieme al Corriere Repubblica anche perchè la curiosità era tanta: Un nuovo giornale in un periodo nel quale si sognava ancora sulle possibili riforme e sul recupero costituzionale della protesta delle giovani generazioni veniva visto, e la direzione di Eugenio Scalfari veniva considerata come una garanzia per questa visione, come uno strumento vivo e utile per aggiornare un mondo ancora paludato e ancorato ai vecchi stereotipi della carta stampata. Devo dire che il giornale in quella prima fase non mi deluse affatto anche se i fatti, purtroppo, andarono diversamente da come si era sperato.
Robertino Ghiringhelli
Docente Universitario

Ho letto Repubblica sin dai primi numeri e per circa dieci anni… poi le cose si sono guastate e, da allora, mi rifiuto perfino di toccare la carta su cui è stampato il quotidiano. Le ragioni di tale (si fa per dire) disaffezione risalgono ai tempi nei quali facevo parte della prima sezione penale della Corte di Cassazione, quando, in più di un’occasione, ho rivolto domande al direttore, senza ricevere risposta, e senza veder pubblicati i miei rilievi. Per un articolo particolarmente velenoso ho presentato querela davanti al tribunale di Roma e l’autore dell’articolo insieme con il direttore sono stati condannati per diffamazione. Il processo ha, in grado di appello, navigato a lungo tra vari uffici giudiziari, ed alla fine la corte di appello ha dichiarato prescritto il reato. Si aggiunga a questo fatto l’atteggiamento assunto da Repubblica nel caso del suicidio del giudice Lombardini (Cagliari, 11 agosto 1998), ed è agevole comprendere le ragioni per le quali non ho più letto Repubblica.
Francesco Pintus
Assessore Ecologia e Ambiente Provincia di Varese

Ricordo di aver comprato Repubblica quella mattina con ansia, come capita con i giornali nuovi, e di averla seguita, poi, quasi sempre.
Soprattutto nei primi due o tre anni Repubblica era la prima lettura che facevo, insieme con il Corriere che è sempre stato anche il mio giornale e al Giornale di Montanelli… in quell’epoca erano queste le tre letture che non mancava mai di fare, perchè insieme davano davvero uno spaccato del sistema infortivo italiano. Repubblica in particolare colmava in quel periodo il vuoto di informaizone sulla sinistra, che per me era importante benchè come punto di rieferimento continuassi a preferire il Corriere.
Giuseppe Adamoli
Consigliere regionale

Ho sempre avuto l’abitudine di presentarmi al lavoro presto per leggere l’Unità, che leggevo ogni giorno, fatto peraltro poco frequente per un bancario di Varese.
Quel mattino acquistai L’Unità e Repubblica, che ammetto lessi di un fiato e per prima, per curiosità. Provai una certa emozione nel constatare l’atteggiamento di apertura nei confronti del PCI – io allora ero un giovanissimo segretario di sezione – e quel giorno fu più semplice per me far leggere ai colleghi quel quotidiano, cosa che con l’Unità era più complessa. La sensazione e la speranza era che la Repubblica potesse abbattere il muro di diffidenza, se non di ostilità, che molti cittadini progressisti e democratici avevano nei confronti dell’Unità. E in grande misura fu così: Repubblica si rivelò subito uno strumento prezioso in una delle più difficili campagne elettorali chei io abbia mai affrontato.
Daniele Marantelli
Presidente Provinciale DS

Non ricordo nulla del primo numero di Repubblica.
Ma ero presente prima ancora della sua nascita, durante il suo lancio, con il suo fondatore. Mi sembra facesse freddo, fine 1975 o inizi 1976.
Quella sera doveva svolgersi un direttivo provinciale del PSI in via Milano, a Varese.
Sergio Marvelli  (allora assessore regionale e uomo molto influente nel PSI) chiese all’on. Cesare Bensi se potesse presenziare alla ‘anteprima’ del nuovo quotidiano di Scalfari, un ‘compagno’ un po’ scomodo a quei tempi, ma assai stimato per il suo spessore culturale e per le capacità nel mondo della carta stampata.
Aveva diretto anche l’Espresso, portandolo a un milione di copie! Era stato pure consigliere comunale socialista a Milano.
Bensi accettò volentieri, perchè lui lo conosceva e lo aveva avuto come collega in Parlamento (la vera storia della serata? Marvelli aveva voluto depistare Bensi sottraendolo a una riunione del direttivo provinciale a lui molto ostile).
Bensi mi chiese di accompagnarlo: “Vieni con me, ti presenterò uno matto, ma capacissimo. Intelligente al limite della presunzione e molto scontroso. Ma è un uomo leale. Se però uno gli sta sui coglioni, lo stritola”.
Al salone estense Scalfari – molto cordiale con Bensi – spiegò i motivi del suo peregrinare in varie parti di Italia per anticipare  e presentare il suo futuro quotidiano. Lui, lo scorbutico, era lucidissimo: trattava il lancio del suo quotidiano come la fondazione di un suo partito politico. Che doveva vincere!
Mi entusiasmò e glielo dissi pubblicamente. Notai che gli fece piacere.
Scendendo le scale ascoltai altri commenti: “Tanto non ce la fa…figuratevi, con il Corriere della Sera e la Stampa…ma dai”.
Infatti. Proprio vero il contrario.
Gianluigi Margutti
vicesindaco di Tradate

Lo vidi fin dall’inizio e fui un po’ bloccato dalla sua ricchezza, che pretendeva per gustarla tutta più del tempo di cui allora disponevo nelle giornate doi lavoro…
Giuseppe Armocida
Docente di Storia della Medicina
Università dell’Insubria

Non sono stato lettore di Repubblica dal primo numero.
Qualche settimana dopo la sua uscita, un caro amico mi ha detto: "quello è il tuo giornale".Da allora ogni giorno è il mio maggiore riferimento di informazione politica, commenti, cultura.
Ovidio Cazzola
Architetto

Allora facevo politica ed ero nel comitato esecutivo di Cariplo, prendevo tutti i giornali non ho particolari ricordi non c’è stato il colpo di fulmine.
Poi però mi sono appassionato,ho comperato tutti i volumi della Repbblica con gli articoli di Scalfari, gli scrissi pure per dirglielo e mi ha ringraziato… perciò ora ho anche il suo autografo…
Giuseppe Villa
Presidente Amici dell’Università

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Pubblicato il 13 Gennaio 2006
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