Il tessile varesino studia come crescere
Grande pubblico per la presentazione dell'analisi che ha affrontato il settore tessile varesino per trovare il suo "posizionamento strategico"
E’ stato un anno di montagne russe per il tessile, quello appena trascorso. E l’affollato convegno "grow up-strategie per tornare a crescere nel settore tessile abbigliamento varesino", organizzato alle ville Ponti dall’Unione industriali ha fatto, con la presentazione di una analisi che fotografa il passato e azzarda strategie future, da importante elemento di spartiacque.
Il 2005 infatti, come ha ricordato l’invitato speciale – cioè il viceministro alle attività produttive Adolfo Urso, che tanto ha dovuto brigare nell’anno appena passato per questo settore – è cominciato con la scadenza dell’accordo internazionale multifibre, da tutti sottovalutato fino al giorno prima della liberalizzazione tessile mondiale e in breve diventato il simbolo della giungla dei mercati determinata dai paesi come Cina e India, visto che ha liberalizzato completamente lìimportazione delle merci da quei paesi. Cominciato in salita perciò, e recuperato solo con un provvedimento ottenuto a metà anno grazie ad un monitoraggio richiesto contestualmente alla liberalizzazione, che ha svelato come la situazione tra i produttori europei fosse squilibrata rispetto ai produttori esterni e ha creato dei provvedimenti tampone.
Il provvedimento di luglio «Nato proprio dalla richiesta di monitoraggio pervenuta dall’italia, ha avuto come risultato la limitazione delle importazioni dalla Cina per la restante parte del 2005 e poi per il 2006» ha spiegato Urso: «E dopo di lui, a dicembre è arrivato il primo sì della Commissione Europea alla discussione della legge sul "made In". Primi passi importanti, a cui siamo convinti ne seguiranno altri, e che hanno bisogno anche della forza d’animo delle aziende»
«Più che di soldi, al nostro tessile serve stabilità di contesto e fiducia nel futuro» ha ricordato al folto pubblico il presidente dell’Unione Industriali varesina Alberto Ribolla, ricordando come la provincia di Varese sia la quarta in Italia per presenza nel settore, e come si posizioni nella parte alta della piramide tecnologica.
Il Varesotto ha bisogno quindi di una “analisi di posizionamento strategico”. Per farlo è necessario studiare lo stato presente e il suo background per definire le strategie future: ciò che spesso succede quando una azienda chiede una consulenza e quello che è stato realizzato con l’analisi presentata al convegno da Univa in collaborazione con l’Università Carlo Cattaneo-LIUC, in coordinamento con un comitato scientifico costituito dai principali esperti di settore e con il contributo della Camera di Commercio di Varese oltre che con il corredo di alcuni focus sui mercati potenziali curati da Prometeia, una delle principali società italiane di studi economici.
L’analisi aveva innanzitutto un obiettivo importante: quello di provare a risollevare un settore in difficoltà, che rappresenta il patrimonio storico ed economico della provincia, e che non manca – anche in questa difficile congiuntura ora – di eccellenze e aziende con risultati positivi.
Per fare questo, i dati da cui partire sono importanti, ma soprattutto: «E’ importante continuare a fare squadra – ha commentato Michele Tronconi, vicepresidente Univa e vicepresidente della federazione SMI – ATI – E così come siamo riusciti a farlo ultimamente tra imprenditori e governo, dobbiamo farlo anche tra imprenditori»
Il feeling tra il viceministro e gli imprenditori tessili, del resto, è palpabile: «Noi contiamo, per gli obiettivi che saprà ancora portarci, sull’indiscussa caparbietà di Urso» ha commentato Angelo Belloli, rappresentante delle istituzioni come presidente della Camera di Commercio Varesina, ma anche rappresentante dell’imprenditoria tessile della provincia. Il quale, chiedendo «l’ultimo sforrzo al viceministro, perchè concluda il percorso verso l’obbligatorietà della dichiarazione di origine» ha anche ricordato nel suo intervento come il viceministro disse fin da subito che «quello che si sarebbe ottenuto per il tessile, sarebbe stato solo per step successivi» senza concedere troppe illusioni ad un settore dove i tiraemolla in sede europea sono notevoli, e nessun risultato si può dare per scontato: nemmeno quello che fa nutrire in questi giorni molte speranze, cioè la legge sull’etichettatura dei prodotti. La cui conclusione positiva è uno dei desiderata emersi dal dibattito della serata, con la consapevolezza che la strada è ancora lunga e in mano principalmente alla capacità di rinnovamento degli imprenditori.
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