Porena apre anche alla libertà religiosa

Una casa di culto per ogni religione. Il Comune recepisce la legge regionale che prevede la realizzazione di edifici di culto

Una casa di culto per ogni religione. Il Comune di Varese recepisce la legge regionale 12 dell’11 marzo 2005, che prevede le “Norme per la realizzazione di edifici di culto e di attrezzature destinate a servizi religiosi”: ogni anno il Comune deve accantonare in un apposito fondo almeno l’8 per cento delle somme effettivamente riscosse a titolo di urbanizzazione secondaria. A questo punto la palla passa alle comunità religiose interessate, che devono trasmettere ai Comuni, entro il 30 giugno di ogni anno, un programma di interventi mirati per la messa a norma, la ristrutturazione o la costruzione di edifici a scopo religioso. Per quest’anno la giunta varesina guidata dal commissario prefettizio Sergio Porena, ha deliberato finanziamenti per 49.769,33 euro, distribuiti su otto distinti interventi: 5 mila euro alla parrocchia di San Pietro e Paolo Inferiore per il restauro conservativo dell’oratorio maschile “Luigi Molina”, 4269,33 euro alla basilica di san Vittore per la fornitura e posa dell’impianto di riscaldamento nel Battistero, 4500 euro alla parrocchia di San Giorgio di Biumo Superiore per il restauro delle superfici esterne, 5 mila euro alla parrocchia di San’Ambrogio a Giubiano per il risanamento conservativo degli stabili parrocchiali, 5 mila euro alla congregazione cristiana dei Testimoni di Geova per la realizzazione di un edificio destinato al culto in via Leopoldo Giampaolo, 16 mila euro alla parrocchia Madonna della Speranza e della Pace per la realizzazione del nuovo centro parrocchiale, 1000 euro alla parrocchia di San Michele a Bosto per la ristrutturazione dell’oratorio e 10 mila euro alla parrocchia San Carlo Borromeo per la costruzione del centro polivalente.

In futuro, come ha fatto la comunità dei testimoni di Geova, anche altre comunità religiose potranno presentare progetti e chiedere finanziamenti al Comune di Varese per erigere luoghi di culto. A  cominciare dagli islamici, che sono stati colti di sorpresa da questa decisione del commissario prefettizio. «L’anno scorso avevamo presentato un progetto per la nuova moschea rigettato dal Comune – spiega M’hammed Sayaih, rappresentante della comunità marocchina di Varese -. Abbiamo bisogno di una nuova sede è vero, ma l’opinione maggioritaria all’interno della nostra comunità è quella di rimanere nella sede attuale (via Giusti ndr) perché già predisposta come luogo di culto, ma soprattutto perché lì siamo riconosciuti e accettati come comunità. Se ci spostassimo in un altro punto della città sorgerebbero sicuramente problemi».

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Pubblicato il 10 Gennaio 2006
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