Ricercatori del Niguarda scoprono una nuova forma di leucemia
Importante scoperta messa a segno dopo due anni di ricerche. Individuato un gene mutato
Un gene sconosciuto all’origine di una forma di leucemia dagli esiti spesso infausti.
Ad individuare il gene sono stati i ricercatori del reparto di Ematologia dell’Ospedale Niguarda-Ca’ Granda di Milano e del dipartimento di Genetica Medica dell’Università Statale di Milano. Gli scienziati sono riusciti ad individuare il gene mutato al termine di uno studio duranto due anni e che è stato finanziato dalla Regione Lombardia. La scoperta è già stata pubblicata on line dalla prestigiosa rivista statunitense "Blood".
Oggetto dello studio è stato il motivo per cui alcuni malati di leucemie cosiddette "buone" (cioè risolvibili nella quasi totale maggioranza dei casi) non rispondessero positivamente alle normali terapie, con un esito finale per lo più infausto. Il gene chiave individuato (detto "c-KIT" e situato sul cromosoma 4) è uno dei geni strategici nella produzione del sangue, intervenendo nella proliferazione e nella differenziazione delle cellule del midollo osseo.
Lo studio ha infatti dimostrato come una sua eventuale mutazione rende più aggressive e insensibili alle cure le cellule tumorali prodotte nel midollo, determinando il cattivo andamento di pazienti considerati normalmente "a buona prognosi".
Questo permetterà da subito di identificare i malati di leucemia "buona" ad alto rischio e di mettere a punto una strategia di cura più efficace per ogni singolo caso.
Soddisfazione è stata espressa dall’équipe di ricercatori (il gruppo del Niguarda coordinato da Roberto Cairoli e Enrica Morra, e il dipartimento di Genetica medica dell’Università di Milano coordinato da Alessandro Beghini e Lidia Larizza) che hanno sottolineato "l’importanza del finanziamento regionale. La Regione Lombardia ha creduto in noi, e speriamo di aver dimostrato che esistono modi per usare bene il denaro della comunità".
La leucemia mieloide colpisce ogni anno nel nostro Paese 3-4 soggetti adulti ogni 100.000 abitanti. Ad oggi sono stati identificati più sottotipi di questa forma leucemica che necessitano di approcci terapeutici specifici e che hanno esiti differenti.
Non tutte le forme leucemiche traggono vantaggio, infatti, dal trapianto autologo (dal paziente a se stesso) o allogenico (da un donatore, familiare o non). Quest’ultimo è riservato alle forme a più alto rischio.
A tutt’oggi circa 4 pazienti su 10 ottengono la guarigione.
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