“Tremate, tremate, le streghe son tornate”
La manifestazione in difesa della legge 194 raccontata da una ventenne
Il lungo serpentone è partito da Piazza Duca D’Aosta, ha invaso le vie del centro per arrivare in Piazza Duomo. Sono in mezzo al corteo. La prima sensazione è quella di vivere in uno spiraglio degli anni Sessanta, i volti di chi ha già lottato si riconoscono, si sente la forza che le unisce e l’emozione nella loro voce. Il passo è deciso ed è ritmato da cori e slogan che propagano nell’aria l’energia di chi ancora una volta è sceso in piazza per farsi sentire. Questa volta però accanto a loro c’eravamo noi, le nuove generazioni. La nostra tutela, le nostre scelte sull’aborto, il servizio dei consultori, l’educazione e la prevenzione sessuale ce li hanno regalati le nostre nonne e le nostre mamme e oggi, camminando fianco a fianco, possiamo capire meglio il valore di questi diritti e la dura lotta che ci ha portati ad averli.
Sono tante le coppie mamma-figlia. "Sono qui, come c’ero trent’anni fa per quei diritti che con tanta fatica abbiamo conquistato, ma evidentemente non è ancora finito il tempo in cui bisogna lottare" E’ Sandra, 52 anni, a parlare; per mano tiene Valeria di 21 (nella foto). "Non c’ero prima ed è tempo di rimediare – dice la più giovane – Mi sento minata e voglio difendere i miei diritti. E’ una manifestazione che ci unisce come famiglia e che unisce tutte le donne". Sono madre e figlia e quest’ultima porta un cappello da strega, perché "oggi siamo tornate", dice citando il più famoso tra gli slogan delle femministe di allora: "Tremate, tremate, le streghe sono tornate".
Il corteo prosegue per le vie del centro e noto con fierezza che sono molte le giovani mie coetanee che con voce ferma seguono gli slogan scanditi dalle loro "maestre", camminando tra gli striscioni colorati che mettono politici e cardinali alle strette, al suono di fischietti e tamburelli, con la voglia di affermare e proteggere i propri diritti.
Noto una signora che porta addosso un grande cartello, si chiama Daniela, ha 48 anni, con lei c’è la figlia Elena di 12 (nella foto): "Per me era importantissimo portare mia figlia a questa manifestazione, volevo capisse la grande lotta che c’è stata per ottenere quello che abbiamo oggi". Nonostante la giovane età Elena conferma dicendomi: "Per me è ingiusto che si tolga questa legge. Ognuno deve poter decidere se abortire o no ed avere i suoi diritti". Generazioni che si uniscono e perché no, si confrontano unite in una sola lotta.
Le voci non si stancano, sono forti e scandiscono la marcia del corteo fino all’arrivo in Duomo. Guardo la piazza dall’alto, si riempie, flussi di persone continuano ad arrivare da ogni parte. Sul palco si susseguono i vari interventi, giornaliste, sindacaliste, rappresentanti dello spettacolo. Poesie e dibattiti. Incontro Rino (nella foto), un signore di 49 anni, fa parte della sicurezza: "E’ da vent’anni che non vedo una manifestazione così – mi dice – Milano è sempre stato un punto di avvio, di ritrovo e poi veniva seguito dalle altre città. Io ho due figlie e sono contento di questa manifestazione, fa capire che la 194 è stata scelta dalle donne ed è giusto che difendano la loro libertà".
Dal palco annunciano il collegamento con Roma, dove in contemporanea si svolge la manifestazione a favore dei Pacs. Scendo in mezzo alla folla, unita ed entusiasta. Siamo tanti, tantissimi. Questa volta ci siamo fatti sentire.
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