Whirlpool, una sconfitta di cui vergognarsi
Milano-Varese 65-48. La squadra di Magnano perde il derby in maniera imbarazzante contro un'AJ in crisi. Collins e Garnett: impossibile fare peggio
Con tutta probabilità non ci sarà Coppa Italia per Varese, ed è giusto così. Anzi giustissimo, perché perdere in questo modo (65-48) a Milano contro un’Olimpia in grave difficoltà non ha attenuanti. La squadra di Magnano è rimasta sotto nel punteggio fin dal principio per poi sciogliersi senza il minimo accenno di lotta quando sarebbe servita almeno la grinta. Invece la Whirlpool è stata affossata proprio da quei giocatori che dovrebbero farla correre: tra Collins, Garnett e Hafnar i biancorossi hanno raccolto la miseria di 14 punti con un terribile 5/30 al tiro. In particolare i due americani hanno messo in scena una prestazione scandalosa: se il play altre volte era stato decisivo, il tiratore è giunto all’ennesima delusione. Si salvano De Pol e Howell, non Magnano che qualche colpa ce l’ha, visto l’andamento della gara. Solito disastro a rimbalzo (47-25) e soli quattro punti messi a segno nell’ultimo periodo. Roba da retrocessione, altro che sogni di gloria.
COLPO D’OCCHIO – Il grande Forum accoglie il derby numero 148 con una bella cornice di pubblico. Quello di casa per la verità è piuttosto seccato dall’attuale andamento dell’Olimpia e si presenta con striscioni a favore del coach Lardo e contro alcuni dirigenti. Folta e calda la rappresentanza targata Varese, con molti fans sparsi nei vari settori pronti a seguire il ritmo del tifo dettato dai tamburi della Gioventù Biancorossa. Solito parterre de roi in tribuna centrale, con Giorgio Armani accanto ai massimi dirigenti meneghini.
PALLA A DUE – Galanda va a salutare Galleani e poi si piazza in campo proprio di fronte a Sandro De Pol che Magnano mette in quintetto al posto di Albano, in panchina ma non utilizzato a causa dell’infortunio. Howell va su Blair, Lardo tiene fuori Bulleri e preferisce Coldebella in regia. In quintetto c’è anche Vukcevic, dato in bilico da radio-mercato, tra le riserve siede l’ex Gigena, recuperato in extremis.
LA PARTITA – Dopo 2’ il punteggio è ancora congelato sullo 0-0, con difese dure ma corrette. L’empasse è rotta da Calabria da fuori. Magnano chiede ai suoi di aumentare la pressione difensiva ma, a parte due spunti di De Pol, la Whirlpool fatica ad organizzarsi in attacco: sarà un po’ il leit motiv della gara biancorossa. Milano due giochi da tre punti degli ex, Gigena e Galanda cui replica ancora De Pol (da 3), già a quota sette. Bulleri dà il cambio a Coldebella, raccogliendo più fischi che applausi dai propri tifosi. Garnett, tartassato dalla difesa, infila la tripla del -1 ma Varese non riesce a sorpassare. A 20” dalla sirena Fernandez dall’arco fissa il 19-18 del 20’.Il secondo periodo non inizia nel modo migliore per Varese che perde proprio il lungo argentino per un problema muscolare. Un paio di scelte avventate e altrettanti fischi rivedibili non permettono il sorpasso. La nota lieta è Howell che in area mostra tutto il suo atletismo. Magnano è costretto al timeout dopo meno di 3’. Con la Whirlpool inchiodata a quota 17 il coach spedisce sul parquet Bolzonella e Allegretti nel tentativo di scuotere un attacco immobile. Ancora una volta tocca a un De Pol bollente muovere il tabellone con 4 punti che riavvicinano un’Armani altrettanto sterile (22-23). Il giro di cambi porta ad avere in campo due squadre senza pivot, però i canestri arrivano ancora con il contagocce. Hafnar e Garnett sparano a salve, Coldebella tiene i suoi avanti con due centri provvidenziali. Bravo Allegretti – stoppata e canestro – ma la percentuale pessima da fuori continua a condannare la Whirlpool, tanto più che Calabria sigla la bomba del +6. Garnett mette sul ferro anche due liberi, poi Collins sulla sirena manda tutti al riposo sul 32-28.
Se il secondo periodo era stato brutto, il terzo è forse peggiore. Si riprende con Garnett che fa ancora danni, De Pol e Coldebella che proseguono nel proprio partitone. Finalmente “Money” mette una bomba per il -3, ma non c’è niente da fare: il sorpasso e anche il semplice riaggancio rimangono tabù. Howell è bravo ancora una volta a limitare i danni sui due lati del campo ma i problemi sono altri: Collins per e prova a fare peggio di Garnett in un testa a testa che prima lascia basiti e poi spazientisce i tifosi varesini. Quando Varese torna a -1, Milano trova sempre qualcosa di buono, come una schiacciata di Blair e due liberi di Galanda. Magnano chiede ai suoi di giocare con un semplice “penetra e scarica” che premia De Pol e Howell, sempre i migliori. Si va all’ultima pausa sul 47-44, un punteggio che spiega da solo le brutture dei due attacchi.
IL FINALE – L’ultimo periodo dura 5’, il tempo necessario a Milano per mettere qualche punto a segno contro il nulla cosmico della Whirlpool. A cavallo della pausa Bulleri porta a +5 i suoi e Milano provoca un break importante (44-50). Varese non solo sbaglia qualsiasi tiro tentato, ma non trova neppure conclusioni decenti; quando la sofferenza a rimbalzo (patita per tutto il match) si fa evidente la Whirlpool sprofonda a -13 su una schiacciata di Blair. A 5’ dalla fine Collins rompe il digiuno, poi si fa beccare in un fallo antisportivo che convince Magnano a farlo sedere (tardi). A 4’ dalla fine l’aria è quella della smobilitazione. Milano segna i liberi che fanno salire l’AJ sulla corriera per Forlì, città che questa Whirlpool merita davvero di vedere solo in cartolina. Tante cose non vanno, è ora di rendersene conto.
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