Riapre dopo sette anni il Museo Archeologico di Villa Mirabello
Con la sezione romana sabato viene restituito alla città il Museo nato nel 1871. La conservatrice Daria Bancheri spiega il nuovo allestimento
Una ristrutturazione durata sette anni, che ha coinvolto gli ambienti del Museo Archeologico di Villa Mirabello e che sabato 22 aprile consegna finalmente alla città il primo lotto con la collezione della sezione romana. La conservatrice del museo Daria Bancheri spiega il nuovo allestimento e l’importanza del recupero della collezione.
"Sabato riapre la sezione romana mentre la parte preistorica è temporaneamente chiusa in attesa che il prossimo anno vengano consegnati gli ultimi locali risistemati. Di quella parte della collezione sarà visibile solo la Tomba di guerriero ritrovata a Sesto Calende risalente alla seconda età del Ferro scoperta nella seconda metà del 1800"
Il percorso espositivo parte dal nuovo ingresso sul lato principale verso il cedro del Libano e comincia dalla sezione epigrafica con i ritrovamenti di imponenti colonne romane di Angera.
"Questa sezione è divisa per località raggruppando i diversi reperti provenienti dalle diverse aree – prosegue Bancheri – Per la prima volta, dopo 60 anni, sarà possibile vedere nella sua completezza la Tomba di Bruzzano Milanese rinvenuta nel 1890 nella proprietà del Marchese Ponti e consistente nel sarcofago con coperchio ed il vaso funerario" (nella foto).
Il Museo archeologico, nato nel 1871 sulla scia delle scoperte compiute nella seconda metà dell’ottocento che portarono alla luce numerose testimonianze in tutta la provincia di Varese, oggi possiede una collezione molto variegata che parte dalla prima età del Ferro per giungere fino all’Alto Medioevo. Tra il 1938 e il 1949 trovò collocazione presso l’ala est di Palazzo Estense dove è ancora possibile leggere la scritta "Museo Archeologico" e dopo l’acquisto di Villa Mirabello da parte del Comune ha trovato luogo nel grande parco dei Giardini Comunali.
"Il Museo è innanzitutto testimonianza della nostra provincia e possiamo dire che è un museo del territorio. I reperti coprono praticamente tutta la provincia dal Lago di Varese con i reperti di Biandronno a quello Maggiore con la civiltà di Golasecca ad Angera. Dalle necropoli di Casalzuigno e Castelseprio alla Tomba di Sesto Calende, dalle testimonianze palafitticole dell’Isolino Virginia a stele funerarie trovate in centro Varese".
Il percorso espositivo prosegue al piano superiore dove il pezzo forte è rappresentato dalla Tomba principesca risalente alla prima età del Ferro rinvenuta a Sesto Calende praticamente intatta, che gli studi hanno affiancato a quella conservata presso il Castello Sforzesco di Milano, presupponendo che si tratti di padre e figlio.
"La ricchezza è dovuta al fatto – spiega la dottoressa Bancheri – che insieme al corpo è stato sepolto un carro da parata, numerosi vasi in ceramica e metallo, suppellettili e l’armatura del guerriero. La tomba completa sarà visibile nella nuova ala con la ricostruzione del carro principesco".
Le altre sale ospitano reperti della seconda età del ferro, il corredo completo di una tomba infantile del I secolo d.c., reperti della Necropoli della Rasa fino ad arrivare alle armature Longobarde e nell’Alto MedioEvo.
"La storia del Museo è stata caratterizzata anche da alcune curiose donazioni che hanno arricchito la varietà della collezione come il nucleo di vasi in ceramica a figure rosse e nere o la più bizzarra collezione di Farfalle del grande cantante Tamagno".
Per far riscoprire al pubblico la collezione domenica 23 aprile la Società Cooperativa Archeologica terrà delle visite guidate con partenza alle ore 10.00, 14.00 e 16.00.
Il museo sarà aperto al pubblico dal 2 novembre al 31 maggio 9.30-12.30/14.00-17.30, dal 1 giugno al 31 ottobre 10.00-12.30/14.00-18.00 da martedì a domenica. Primo sabato di ogni mese chiusura posticipata alle ore 22.00.
Ingresso Euro 3,00 intero, ridotto (fino ai 18 e oltre i 60 anni e gruppi di oltre 10 persone) Euro 2,00. scuole Euro 1,00.
Info: 0332.255485
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