Siamo in bolletta. Dal 1952!
Tutto esaurito per la replica della commedia dei Legnanesi al Teatro di Varese, in scena venerdì sera
La ‘vispa’ Teresa colpisce ancora: dopo la due giorni di tutto esaurito dello scorso novembre, anche ieri sera Antonio Provasio e compagni hanno raccolto tutto l’entusiasmo di un Apollonio gremito, che ha sommerso di applausi e risate le loro battute, rigorosamente ‘in dialett’.
‘Bu..come buleta…’ è uno spettacolo nato e cresciuto con I Legnanesi, la compagnia dialettale fondata per scherzo da Felice Musazzi nel 1949 all’oratorio di Legnarello; ormai dal ’52 le comari di Legnano non riescono a sbarcare il lunario, e non c’euro che tenga…per ironia del destino, Teresa e le altre vengono spedite a lavorare alla Zecca dello Stato, così, come commenta sadicamente il supervisore, «Se non li avete, almeno potete guardarli…». Di qui si dipana la commedia delle gag e degli equivoci, che come al solito non risparmia nessuno: oltre ai sarcastici botta e risposta tra la Teresa coi piedi per terra, il suo balbettante consorte (Giovanni, un bravissimo Luigi Campisi), l’aspirante vamp Mabilia e le svampite comari di Legnano, non mancano le punzecchiature a politici di destra e sinistra e a personaggi in vista, per un testo riveduto e corretto in attualità. Così, se sul lastrico l’unica cosa che resta da fare è sognare, è meglio non farlo sapere a Prodi (non si sa mai che voglia tassare pure i sogni), mentre tra le ultime battute dello spettacolo c’è anche una grottesca invocazione al Padre Nostro ‘che sta ad Arcore’.
Tre ore di spettacolo volate in un rincorrersi di episodi di vita paesana, intercalati da stacchetti di musica con i giovani del corpo di ballo dei Legnanesi: le curatissime e realistiche scenografie popolari, dai cortili con le ringhiere al cimitero del paese dove le donne vanno in massa a ricordare i propri morti, cedono il passo a coloratissimi e luccicanti scenari da cabaret, in cui Mabilia può fare sfoggio di tutto il suo ‘charme’ atteggiandosi da femme fatale di quartiere, tra trucchi vistosi e piume di struzzo; suggestivo lo scorcio di Napoli, dove Teresa e Giovanni decidono di passare qualche giorno e finiscono per essere coincolti in un frenetico balletto napoletano.
Insomma, risate e divertimento per tutti, a portata di tutte le età – purtroppo però gran parte degli spettatori aveva superato gli ‘anta’, certo per la maggiore dimestichezza con il dialetto – ma anche un’occasione per non dimenticare le nostre radici, riscoprire da dove veniamo per non perdere la bussola del nostro cammino, proprio partendo dalle parole che usiamo tutti i giorni. A maggior ragione Antonio Provasio, che a fine commedia sveste i panni di teresa per interpretare se stesso, può dire che «Chi el gh’à minga memoria, el gh’à minga storia».
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