E Pierino la peste si scagliò contro l’ingiustizia dei media
Uno dei cinque candidati sindaco per il comune di Varese, Alessio Nicoletti, interviene nella competizione elettorale sul rapporto tra media e politica. Parlandone, ovviamente, malissimo
Non c’è niente da fare: il termine “Pierino la peste”, che tanto l’ha fatto arrabbiare e di fatto scatenato la decisione di avviare una conferenza stampa “chiarificatrice”, questa volta ad Alessio Nicoletti si addice davvero.
Il candidato sindaco per il comune di Varese, con una mossa per niente usuale, ha infatti raccolto questa mattina i giornalisti per strigliarli e dibattere con loro del rapporto tra i media e la politica. Un argomento sottotraccia ormai da anni e dove commistioni e affettuosità tra i due poteri sono diventate un nodo insolubile, dove a perderci è innanzitutto la verità delle cose.
E “Pierino la peste” – non nella versione dei film scollacciati anni 80 ma in quella del regista francese Ives Robert, che ha firmato negli anni sessanta anche l’altro film comico-politico “la guerra dei bottoni” – è il ruolo che in qualche modo, negandolo, Nicoletti si sta ritagliando in questa competizione, parlando direttamente alla gente, scompigliando le regole ingessate delle segreterie e richiamando un sacrosanto diritto alla parità di condizioni per i cinque candidati varesini.
«Perché cinque sono, aldilà della finzione di bipolarismo che i media cercano di attribuire alla competizione varesina – sottolinea Nicoletti – E dare evidenza solo ai candidati della Cdl o del centrosinistra, quando in corsa ce ne sono altri tre, è un metodo che contrasta con i principi democratici che hanno permesso legittimamente a tutti i candidati di concorrere».
Va da sé che Nicoletti parla “pro domo sua”, perché non fa parte della Cdl né del centro sinistra ma è ugualmente un candidato sindaco che punta, come continua ad affermare «al 50 più uno, come penso tutti coloro che si presentano come candidati sindaco in una competizione amministrativa». Ma il problema posto dall’ex assessore An della Giunta Fumagalli e ora leader del Movimento Libero da lui fatto nascere subito dopo le sue dimissioni non è di poco conto, e in qualche modo, come un colpo di gong, risveglia un po’ le menti su cosa sia una competizione elettorale e quanto conti il ruolo dei media in occasioni come queste.
«Se si parla dell’albergo alle Ville Ponti e in titoli e foto si mostrano solo i candidati Conte e Fontana, o quando mi si definisce in un servizio come un “Pierino la peste che strapperà qualche voto ad Alleanza Nazionale" si fa un ragionamento totalmente appiattito sulle segreterie dei partiti, diretto esclusivamente ad eterodirigere il voto – ha affermato Nicoletti – Proabilmente questo appiattimento è un riverbero delle recenti politiche, però contrasta con le regole delle elezioni amministrative dove tutti abbiamo il diritto di giocare a parità di condizioni: questo significa in pratica che se si chiedono opinioni su un argomento si chiedono a tutti, se ci sono citazioni nei titoli o foto di candidati, si mettono di tutti o di nessuno. La legge concede a chi vede accettata una lista e una sua candidatura un mese di tempo per convincere gli elettori che le proprie idee sono buone: e sta agli elettori, nelle urne decidere quali idee preferiscono. Non dovrebbero essere né le proiezioni dei voti delle politiche né le decisioni dei giornali a farlo. Se cosi fosse, che senso avrebbe creare un nuovo movimento, come ho fatto io? E se così fosse, dove è finita la democrazia? La verità è che in questo mese ogni cittadino ha il diritto sacrosanto di proporsi, indipendentemente dalla dimensione delle sue segreterie. Anzi se volessero dar prova di democrazia, i mass media dovrebbero dare spazio proprio a chi ci prova, indipendentemente dalle segreterie. Perchè la democrazia non è una questione probabilistica, basata sulle segreterie o sui partiti già preformati».
E così Pierino la peste (o se Nicoletti preferisce, il suddito della favola che grida che il Re è Nudo) mette il dito su una piaga che ormai è cronica: il rapporto tra informazione e politica, che tanto incide sulla democrazia. Lui non lo sa, ma nelle ultime battute Nicoletti diventa addirittura morettiano scagliandosi contro i termini utilizzati per svilire un candidato nei confronti degli altri.
«Le parole sono importanti!» è arrivato infatti a dire. E lì per lì, i giornalisti coinvolti hanno temuto di essere schiaffeggiati, come nella celebre scena di Palombella Rossa.
Ciò non toglie però, come il dibattito che ha sollevato Nicoletti sia vero, e che questa – fatto salvo il diritto dei giornalisti di riportare i fatti come meglio credono, pur salvaguardando la verità – è uno dei punti più delicati dell’Italia politica di oggi, a tutti i livelli di partecipazione. Chissà se, tra la manutenzione delle strade e la videosorveglianza del centro, quest’argomento non cominci a diventare importante nei cuori dei cittadini.
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