Finanziaria “blindata”? No problem, c’è l’istituzione pubblica
Uno strumento societario pubblico permette di aggirare in parte i vincoli di spesa dei Comuni: potrebbe salvare il posto anche alle educatrici precarie degli asili bustesi
Fra le conseguenze dell’ultima Finanziaria sui Comuni vi è la messa a repentaglio dei posti di chi si trova ad avere contratti da precario. È il caso ad esempio delle diciassette educatrici degli asili nido bustesi che da quest’estate potrebbero restare a casa, scadendo i loro contratti per il divieto tassativo di spendere le cifre relative al loro rinnovo (i Comuni possono spendere solo quanto speso nel 2004 meno l’uno per cento). A queste lavoratrici si propone di venire incontro l’Unione, già impegnata in una
intensa campagna elettorale, tramite lo strumento societario detto "istituzione pubblica". A presentarla alle educatrici e a rappresentanti del Comitato Genitori Busto il sindaco di Cardano al Campo Mario Aspesi (foto), che la sta già sperimentando con discreto successo, e il candidato dell’Unione Valerio Mariani.
Come definito all’art. 114 del dlgs 267/2000 (testo unico sugli enti locali), l’istituzione pubblica è "organismo strumentale dell’ente locale per l’esercizio di
servizi sociali, dotato di autonomia gestionale". Ma la cosa che dovrebbe far suonare un campanello alle orecchie di molti sindaci, e che le sue spese, se ben gestite, sfuggono ai "tetti" prefissati dalla Finanziaria per gli enti locali. "La si crea o la si scioglie con una semplice delibera del Consiglio comunale, dotandola di un determinato stanziamento annuo a bilancio" spiega Aspesi; "una volta ottenuto quello, è a posto e si gestisce in proprio secondo criteri di bilancio privatistici – non è necessario ricorrere ogni volta a complesse variazioni del bilancio comunale. I dipendenti del Comune vi possono essere distaccati, mantenendo assolutamente inalterati paga, contratto e diritti. A queste condizioni c’è perfino la possibilità di assumere".
Due piccioni con una fava,
dunque: si sfugge alla scure dei tagli dall’alto, aggirando almeno in
parte i vincoli di spesa sul personale, e si mantiene il carattere
pubblico dei servizi – senza per questo ostacolare minimamente la
concorrenza privata. "Oltretutto è uno strumento elastico, i cui costi
di creazione e gestione sono solo di poco superiori alla gestione degli
uffici comunali. Nel momento in cui cambiasse la legislazione e non
fosse più necessario adottarlo, così come ci sono volute due settimane
per crearla, l’istituzione si può sciogliere e le sue proprietà e i
dipendenti tornano al Comune senza alcun problema". L’istituzione è, appunto, pubblica e di proprietà del Comune, e a differenza della fondazione o dell’azienda speciale non tende "per natura" alla privatizzazione.
"Questo strumento è già impiegato da tempo ad Arona" racconta Aspesi: "dove era stato creato per coordinare vari piccoli Comuni della zona, e oggi è utilizzato per gestire servizi come gli asili e la cultura. Lo stesso abbiamo fatto a Cardano: era l’unico modo per sfugggire a vincoli di spesa che altrimenti mi avrebbero costretto a lasciare a casa della gente. Certo c’è stata resistenza da parte delle
opposizioni, molti lavoratori non capivano, temevano fosse un primo
passo verso la privatizzazione – che non è – e a molti sembrava una cosa
‘di destra’, ma è passata, e finora nessuno se ne è pentito".
Così nella Pic (Pubblica Istituzione Cardano) sono confluiti i servizi degli asili nido, della biblioteca, della cultura e delle pari opportunità.
"Per noi i servizi pubblici sono un pilastro: non si mercanteggia su di essi, nè accettiamo che li si discuta in termini di logiche di mercato, soprattutto quando si tratta della cura di bambini piccolissimi" commenta intransigente Valerio Mariani. "Come centrosinistra bustese, in caso di vittoria adotteremo la soluzione dell’istituzione pubblica per salvaguardare i posti delle precarie. Non solo, ma ci impegniamo a trasformarli in posti a tempo indeterminato".
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