«Società patrimoniale, un pericolo per il consiglio comunale»
Giovedì in consiglio il conferimenti dei beni comunali nella nuova società, l’opposizione sottolinea i punti deboli dell’operazione
La società patrimoniale di Tradate è ormai una realtà e diventerà effettiva proprio nel consiglio comunale di giovedì sera, 25 maggio, quando è prevista l’approvazione del “trasferimento dei beni e servizi comunali alla società patrimoniale comunale”. Si tratta in sostanza di una società che gestirà tutti i beni di immobili di proprietà del comune e da diversi anni il Comune sta lavorando per la nascita di questa nuova struttura. Anche i partiti della minoranza, nonostante si siano dichiarati contrari alla nascita della società, condividono la necessità della creazione della stessa. Ma vi sono dei punti che, secondo l’opposizione devono essere chiariti.
«La costituzione di una società patrimoniale, di per sé, non è un fatto negativo, è anzi una opportunità offerta dalla Legge di cui già altri Comuni usufruiscono, e che può essere vantaggiosa per le casse comunali – spiega Luca Carignola capogruppo in consiglio comunale dei Democratici di Sinistra -. Tuttavia, lo statuto approvato dà poteri enormi alla società, che, a mò di esempio, può costruire e gestire impianti sportivi, parcheggi, acquistare e realizzare immobili, gestire l’edilizia pubblica residenziale, senza che sia previsto con chiarezza quale dev’essere il collegamento fra gli organi comunali e quelli societari; il rischio concreto è quello di vedere svuotato il consiglio comunale delle sue prerogative».
«L’Amministrazione Comunale poi non ha nemmeno accolto il nostro suggerimento di prevedere nello statuto necessariamente un Consiglio d’Amministrazione ed un Collegio dei revisori dei conti, anziché l’amministratore unico e un singolo revisore – conclude Carignola -. Non è un problema di forma ma di sostanza: è del tutto evidente che degli organi collegiali, nominati con il contributo della minoranza, offrono maggiori garanzie di trasparenza e di controllo sull’attività, potenzialmente enorme, che verrà svolta dalla nuova società e tra l’altro ancora oggi non sappiamo quali beni immobili e quali servizi verranno trasferiti alla società. Per questi motivi il voto dei Ds e di tutta la minoranza non poteva che essere contrario.
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