All’Insubria giurisprudenza non sarà rivoluzionata
Profondamente rinnovata dal Ministero, la facoltà di giurisprudenza dell'Insubria non modificherà eccessivamente la sua fisionomia. Lo spiega la preside Storti Storchi
Riforma della riforma universitaria e a giurisprudenza si cambia totalmente. Tra gli ultimi atti dell’ex ministro Moratti, c’è il ripensamento del percorso universitario con l’introduzione della laurea magistrale. L’innovazione più consistente riguarda giurisprudenza che, dopo aver cambiato dai 4 anni passando al 3 + 2, torna ad essere a ciclo unico di cinque anni, o meglio, un 1 + 4 sulla cui costruzione, però, c’è ancora molta confusione a causa di alcuni decreti bloccati dal nuovo Governo e che riguarderebbero, tra gli altri, i corsi per le professioni giuridiche.
Le profonde innovazioni che attendono le future matricole non sembrano impensierire Claudia Storti Storchi, preside della facoltà di giurisprudenza all’Università dell’Insubria: « Questa laurea apre tante porte e non solo quelle della carriera forense – spiega la dottoressa Storti Storchi – perchè questo è un corso che forma la mente e prepara ad affrontare molteplici sfide».
Molti ritengono, però, che per studiare giurisprudenza ci voglia molta memoria…
«È un luogo comune assolutamente infondato. Certo che molti preferiscono studiare in questo modo, ma se si seguono le lezioni e ci si confronta con i docenti, si scopre la perfetta logica che sta dietro l’impalcatura legislativa. Il nostro ateneo, essendo piccolo, permette questo tipo di confronto continuo e i nostri studenti adottano presto una forma mentale giuridica assai preziosa nel mondo del lavoro. Non è un caso che la nostra università vanta un primato nazionale per quanto riguarda l’impiego degli studenti nei primi sei mesi dopo la laurea».
All’Università dell’Insubria le prossime matricole si iscriveranno, dunque, al corso di cinque anni, mentre gli studenti che hanno il piano di studi articolato sulla laurea e la specialistica proseguiranno la loro via.
«Organizzativamente – spiega la preside – non avremo grossi cambiamenti. Il nostro corso era già impostato con un triennio di base molto corposo, con i principali insegnamenti e una laurea specialistica indirizzata maggioremente sulle applicazioni».
Ma come si deve leggere questa nuova rivoluzione, la seconda in cinque anni?
L’autonomia degli atenei aveva creato grandi differenze nella preparazione degli studenti. Il Ministero ha sentito, quindi, l’esigenza di uniformare il percorso, rendendo più rigida l’offerta formativa. Per quelle università che, come noi, avevano già impostato un piano di studi abbastanza vincolato, la nuova riforma non apporta grandi cambiamenti.
Non le sembrano tanti cinque anni per arrivare alla laurea quando vengono richiesti almeno altri due anni per poter sostenere gli esami delle professioni forensi?
«Possono sembrare tanti. Ma mi creda, sono appena sufficienti per avere conoscenze e sensibilità necessarie per svolgere la professione di giudice o avvocato. Si deve arrivare a conoscere profondamente il diritto, che non è soltanto la legge ma è anche la giurisprudenza. Magari si potrebbe ovviare ai due anni di praticantato seguendo dei corsi di specializzazione, come quello che offriamo noi in collaborazione con l’università Statale e la Bicocca. Non dobbiamo, poi, limitarci a considerare le carriere forensi. Ribadisco, la laurea in giurisprudenza apre infinite porte…»
Si aspetta un calo degli iscritti, dovuti a questa riforma?
«Assolutamente no. Io ritengo che uno studente abbandona se non trova stimoli o perde l’entusiasmo. I nostri studenti arrivano per la grandissima maggioranza a completare il percorso sino alla specialistica. Il primo triennio è di solito molto duro, perchè pone le basi per sviluppare il ragionamento logico deduttivo. Sono anni impegnativi in cui i risultati non sembrano brillanti. Poi nel biennio i ragazzi fanno un salto in avanti eccezionale e ottengono risultati entusiasmanti».
Per la facoltà di giurisprudenza dell’Insubria quella dei cinque anni non è poi l’unica novità: dal settembre prossimo un corso sarà attivato anche a Varese: « Vogliamo venire incontro alle tante esigenze dei ragazzi di questa provincia. I collegamenti con Como non sono proprio agevoli espesso per questi studenti la via più breve rimane Milano. L’ateneo ha deciso di investire per rispondere alle esigenze del territorio».
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